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Destinazione d’uso e strutture ricettive: la Cassazione conferma un principio che impone chiarezza normativa. Ingenito ABBAC: “No a interpretazioni arbitrarie dei Comuni, servono regole uniformi”

Destinazione d’uso e strutture ricettive: la Cassazione conferma un principio che impone chiarezza normativa. ABBAC: “No a interpretazioni arbitrarie dei Comuni, servono regole uniformi”

Ingenito: “La sentenza non può diventare il pretesto per introdurre nuovi vincoli urbanistici o penalizzare migliaia di piccole strutture già regolarmente autorizzate.”

La recente ordinanza della Corte di Cassazione in materia di destinazione d’uso degli immobili riporta al centro del dibattito un tema che ABBAC segue da anni: il rapporto tra disciplina urbanistica e attività turistico-ricettive.

La Suprema Corte ha ribadito che la destinazione urbanistica dell’immobile rappresenta un elemento essenziale e che, nei casi previsti dalla normativa edilizia, l’esercizio di un’attività incompatibile con la destinazione autorizzata può determinare conseguenze sotto il profilo amministrativo e urbanistico.

Si tratta di un principio giuridico importante che, tuttavia, secondo ABBAC, non deve essere interpretato come un automatismo tale da giustificare provvedimenti generalizzati di blocco o obblighi indiscriminati di cambio di destinazione d’uso nei confronti delle strutture ricettive extralberghiere.

Negli ultimi mesi diversi Comuni italiani stanno introducendo nuovi regolamenti urbanistici che subordinano l’esercizio dell’attività ricettiva al cambio di destinazione d’uso degli immobili, con effetti potenzialmente molto pesanti per migliaia di piccoli operatori.

Le dichiarazioni del Presidente Nazionale ABBAC, Agostino Ingenito

«Questa ordinanza della Cassazione richiama l’importanza del rispetto della normativa urbanistica, ma non può essere utilizzata come una sorta di “via libera” per imporre ovunque il cambio di destinazione d’uso. Ogni situazione deve essere valutata nel rispetto delle leggi nazionali e regionali, evitando interpretazioni estensive che finiscono per penalizzare il comparto extralberghiero.»

«Assistiamo con preoccupazione al moltiplicarsi di regolamenti comunali, come quelli recentemente adottati o proposti in alcune grandi città, che rischiano di trasformare uno strumento urbanistico in un limite all’iniziativa economica. Il risultato sarebbe una forte riduzione dell’offerta ricettiva diffusa, senza affrontare realmente i problemi dell’abitare o della gestione dei centri storici.»

«ABBAC ribadisce la necessità di una disciplina nazionale chiara e uniforme, che distingua le diverse tipologie di attività ricettive, garantisca certezza del diritto agli operatori e impedisca che ogni Comune introduca regole differenti, generando un quadro normativo frammentato e fonte di continui contenziosi.»

L’associazione ricorda che il settore extralberghiero rappresenta oggi una componente fondamentale dell’offerta turistica italiana, soprattutto nei borghi, nei piccoli comuni e nelle aree interne, dove contribuisce alla valorizzazione del patrimonio immobiliare esistente, al sostegno delle economie locali e alla destagionalizzazione dei flussi turistici.

Per questo ABBAC continuerà a monitorare gli sviluppi normativi e giurisprudenziali, offrendo assistenza ai propri associati e promuovendo un confronto istituzionale volto a conciliare il rispetto delle regole urbanistiche con la tutela di un comparto che rappresenta migliaia di famiglie e piccole imprese.