IVA non dichiarata, partono 1.400 lettere del Fisco: solo 60 giorni per pagare o chiarire, poi scatta la riscossione

L’Agenzia delle Entrate avvia i recuperi accelerati dell’IVA per chi ha emesso fatture elettroniche o scontrini senza presentare la dichiarazione annuale.
Le prime 1.400 comunicazioni sono già partite. Ecco cosa succede a chi riceve la lettera, quali sono le scadenze e i rischi per chi non risponde.
1) IVA non dichiarata, il Fisco accelera: cosa sta succedendo
2) Come funziona il nuovo recupero IVA: i controlli sulle fatture elettroniche
3) Le prime lettere riguardano l’IVA 2022: cosa contiene la comunicazione
4) Lettera dell’Agenzia delle Entrate: cosa fare entro 60 giorni
1) IVA non dichiarata, il Fisco accelera: cosa sta succedendo
Arrivano le prime 1.400 lettere dell’Agenzia delle Entrate per recuperare l’IVA dovuta dai contribuenti che hanno effettuato operazioni rilevanti ai fini dell’imposta, ma non hanno presentato la dichiarazione annuale pur essendone obbligati.
A darne notizia è Il Sole 24 Ore del 9 ottobre 2026, in un articolo firmato da Marco Mobili e Giovanni Parente, che illustra l’avvio operativo della nuova procedura di recupero introdotta dalla manovra 2026.
La novità è significativa: grazie ai dati già disponibili nei propri archivi, l’Amministrazione finanziaria può ricostruire l’imposta dovuta e chiedere direttamente il pagamento, senza dover necessariamente seguire i tempi delle tradizionali procedure di accertamento.
Per il contribuente destinatario della comunicazione si apre una finestra di 60 giorni per pagare o fornire chiarimenti. In caso di mancata risposta, il debito può essere iscritto direttamente a ruolo.
2) Come funziona il nuovo recupero IVA: i controlli sulle fatture elettroniche
Il nuovo meccanismo, disciplinato dall’articolo 54-bis.1 del DPR 633/1972, consente all’Agenzia delle Entrate di liquidare l’IVA nei casi di omessa presentazione della dichiarazione annuale.
Per determinare gli importi dovuti, il Fisco utilizza le informazioni già presenti nelle proprie banche dati, tra cui:
fatture elettroniche emesse e ricevute;
corrispettivi telematici trasmessi;
comunicazioni delle liquidazioni periodiche IVA (LIPE);
eventuali versamenti già effettuati.
Si tratta di un patrimonio informativo particolarmente ampio. Secondo i dati riportati dal quotidiano ogni anno transitano nel sistema circa 2,5 miliardi di fatture elettroniche.
Incrociando queste informazioni, l’Agenzia è in grado di individuare i soggetti che hanno svolto operazioni soggette a IVA senza presentare la relativa dichiarazione.
3) Le prime lettere riguardano l’IVA 2022: cosa contiene la comunicazione
Le prime comunicazioni, inviate l’8 ottobre 2026, riguardano contribuenti che nel 2022 hanno emesso fatture elettroniche o trasmesso corrispettivi telematici, senza presentare la dichiarazione annuale IVA 2023.
Come emerge dal fac-simile esaminato dal Sole 24 Ore, la lettera contiene il risultato della liquidazione effettuata dall’Agenzia, con il dettaglio degli importi richiesti.
In particolare, il prospetto allegato indica:
IVA dovuta;
interessi;
sanzione per omessa dichiarazione, ridotta a un terzo;
totale da versare e modello F24 precompilato.
Attenzione: queste comunicazioni non sono semplici lettere di compliance. La mancata risposta produce conseguenze dirette sul piano della riscossione.
4) Lettera dell’Agenzia delle Entrate: cosa fare entro 60 giorni
Chi riceve la comunicazione ha 60 giorni dalla data di ricezione per scegliere come procedere.
Se ritiene che il calcolo dell’IVA sia errato o che alcuni elementi non siano stati considerati, può trasmettere chiarimenti e documentazione all’ufficio indicato nella lettera.
Per farlo è disponibile il servizio online “Consegna documenti e istanze”, accessibile dall’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate.
Se invece riconosce la correttezza della richiesta, può regolarizzare la propria posizione pagando quanto indicato nel modello F24 allegato.
Due aspetti meritano particolare attenzione:
Non è ammessa la rateizzazione: il pagamento deve essere effettuato in un’unica soluzione.
Non è possibile utilizzare la compensazione: eventuali crediti fiscali non possono essere impiegati per estinguere l’importo richiesto con questa procedura.
Cosa succede se non si paga: rischio pignoramenti e fermi
Il punto più delicato riguarda le conseguenze dell’inerzia.
Se trascorrono i 60 giorni senza che il contribuente abbia pagato o fornito chiarimenti, le somme vengono iscritte a ruolo a titolo definitivo.
Si apre così la fase della riscossione, che può comportare, secondo le condizioni e le procedure previste dalla legge, misure come fermi amministrativi, iscrizioni ipotecarie e pignoramenti.
Per questo è importante non ignorare la comunicazione e verificare tempestivamente la correttezza degli importi richiesti.
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