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Trasporto aereo, carburante più caro e rischio rincari dei voli. ABBAC: «Non penalizzare il turismo e le piccole strutture ricettive»

L’allarme delle compagnie aeree: il carburante costa circa il 50% in più rispetto ai livelli precedenti la crisi, secondo Ryanair, e i prezzi potrebbero restare elevati per altri 12-18 mesi. IATA segnala pressioni sui bilanci e rallentamento della domanda internazionale. Il presidente nazionale ABBAC Agostino Ingenito: «Il costo dei collegamenti rischia di compromettere la competitività delle destinazioni e di incidere sulle prenotazioni. Servono interventi per tutelare l’accessibilità turistica, soprattutto nel Mezzogiorno».

Il trasporto aereo internazionale attraversa una fase di forte pressione economica, determinata dall’aumento del prezzo del carburante, dalle tensioni geopolitiche e dal crescente costo del finanziamento delle compagnie.

Una situazione che potrebbe produrre ripercussioni anche sul turismo italiano, soprattutto nelle destinazioni maggiormente dipendenti dai collegamenti aerei e dal traffico internazionale.

L’allarme emerge dalle analisi delle principali organizzazioni internazionali del trasporto aereo e dalle dichiarazioni dei vertici delle compagnie, che segnalano il rischio di nuovi aumenti delle tariffe, razionalizzazioni dei collegamenti e difficoltà finanziarie per alcuni vettori.

A richiamare l’attenzione sulle conseguenze per il comparto ricettivo è ABBAC – Rete Nazionale Extralberghiera, che sottolinea l’importanza di preservare l’accessibilità delle destinazioni e la competitività dell’offerta turistica italiana.

Il caro carburante: Ryanair avverte sui costi dei prossimi mesi

Nel corso di una conferenza stampa organizzata l’8 ottobre a Bruxelles da Airlines for Europe (A4E), l’associazione che rappresenta alcune delle principali compagnie aeree europee, l’amministratore delegato del gruppo Ryanair, Michael O’Leary, ha segnalato la persistenza di costi del carburante particolarmente elevati.

Secondo il manager, il prezzo del jet fuel risulta attualmente superiore di circa il 50% rispetto ai livelli precedenti la guerra in Iran e potrebbe mantenersi su valori elevati per altri 12-18 mesi.

O’Leary ha inoltre prospettato la possibilità di aumenti delle tariffe aeree fino al 20% nell’estate 2027, qualora le compagnie fossero costrette a trasferire sui passeggeri una parte significativa dei maggiori costi.

Si tratta di una previsione e non di un aumento generalizzato già deciso.

Il manager ha contemporaneamente escluso, sulla base delle informazioni attualmente disponibili, una carenza generalizzata di carburante in Europa durante l’inverno e fino all’estate 2027, salvo eventi imprevisti.

Il problema principale, dunque, non sarebbe nell’immediato la disponibilità fisica di carburante, quanto piuttosto il suo prezzo e la sostenibilità economica dei collegamenti.

I dati EUROCONTROL: carburante più che raddoppiato rispetto ai livelli precedenti la crisi

A confermare le forti tensioni sui prezzi sono anche i dati diffusi da EUROCONTROL, l’organizzazione europea per la sicurezza e la gestione del traffico aereo.

Nell’aggiornamento pubblicato il 2 ottobre 2026, relativo alla settimana dal 21 al 27 settembre, viene evidenziato che il prezzo del jet fuel ha raggiunto a settembre un massimo di 4,92 dollari per gallone.

La media mensile è stata di 4,63 dollari per gallone, a fronte di circa 2,26 dollari registrati tra gennaio e febbraio 2026, prima dell’aggravarsi della crisi.

Questo significa che, considerando tali rilevazioni, il prezzo medio di settembre è risultato più che doppio rispetto ai livelli precedenti.

La differenza tra questi dati e il rincaro del 50% indicato da Ryanair deriva dai differenti periodi e parametri di confronto utilizzati.

Le ripercussioni variano inoltre tra le compagnie, poiché alcuni vettori hanno stipulato contratti di copertura finanziaria sul carburante, che consentono di contenere temporaneamente gli effetti della volatilità dei prezzi.

IATA: utili del trasporto aereo mondiale quasi dimezzati

Il quadro internazionale è stato analizzato anche dalla International Air Transport Association (IATA), che nel rapporto economico pubblicato a giugno 2026 ha rivisto sensibilmente al ribasso le prospettive finanziarie del settore.

Secondo le stime dell’organizzazione, gli utili netti complessivi delle compagnie aeree dovrebbero attestarsi nel 2026 intorno ai 23 miliardi di dollari, rispetto ai 45 miliardi previsti prima della crisi energetica.

Il margine netto stimato scenderebbe al 2%, mentre il carburante arriverebbe a rappresentare oltre il 31% dei costi operativi del settore.

IATA prevede inoltre che una parte degli aumenti dei costi possa tradursi in tariffe di viaggio più elevate e nella revisione delle rotte meno redditizie.

L’organizzazione sottolinea però che la domanda mondiale non è destinata necessariamente a un crollo generalizzato.

Il quadro è piuttosto quello di una crescita rallentata, con differenze significative tra mercati geografici e tipologie di collegamenti.

Ad agosto 2026, secondo i dati pubblicati il 30 settembre, la domanda mondiale di trasporto aereo, misurata in passeggeri per chilometri percorsi, è diminuita dello 0,8% rispetto allo stesso mese del 2025.

Escludendo il Medio Oriente, la domanda globale è invece cresciuta dello 0,6%.

Questi dati dimostrano come gli effetti della crisi siano differenti tra le varie aree del mondo e non consentano di parlare di una contrazione uniforme dei viaggi.

Compagnie aeree sotto pressione: il problema del debito accumulato

Un secondo elemento di criticità riguarda la posizione finanziaria delle compagnie aeree.

Durante la pandemia numerosi vettori internazionali hanno contratto finanziamenti o emesso obbligazioni per affrontare la drastica riduzione dei voli e dei ricavi.

Una parte consistente di questi debiti dovrà essere rimborsata o rifinanziata nei prossimi anni, proprio mentre il costo del denaro resta elevato.

L’aumento del prezzo del carburante si aggiunge quindi agli oneri finanziari, comprimendo i margini e rendendo più complessa la gestione economica.

Secondo un approfondimento pubblicato dal Sole 24 Ore del 9 ottobre, diverse compagnie internazionali stanno affrontando difficoltà finanziarie e procedure di riorganizzazione.

Il quotidiano richiama, tra gli altri, i casi di Spirit Airlines, airBaltic, AnimaWings e Volotea, oltre alle pressioni sui conti di altri vettori europei e statunitensi.

Le situazioni sono differenti e non devono essere assimilate: una riorganizzazione finanziaria, una richiesta di sostegno ai soci o una procedura di insolvenza non producono necessariamente le stesse conseguenze operative.

Il rischio per il turismo deriva soprattutto dalla possibilità che alcuni operatori riducano le frequenze, sospendano collegamenti meno redditizi o aumentino le tariffe per recuperare una parte dei maggiori costi.

Turismo italiano, i dati confermano la crescita ma aumentano le incognite

Nonostante le tensioni internazionali, i dati più recenti evidenziano una tenuta significativa del traffico aeroportuale italiano.

Secondo Assaeroporti, nell’agosto 2026 gli aeroporti nazionali hanno registrato circa 25,8 milioni di passeggeri, con una crescita del 5,9% rispetto allo stesso mese del 2025.

Un risultato che conferma la capacità attrattiva delle destinazioni italiane, pur in presenza di un contesto internazionale complesso.

Anche le rilevazioni ISTAT evidenziano il ruolo centrale della componente internazionale nella domanda turistica.

Nel secondo trimestre 2026 le strutture ricettive italiane hanno registrato quasi 148 milioni di presenze, in aumento del 3,9% rispetto allo stesso periodo del 2025.

I turisti stranieri hanno rappresentato il 61,6% delle presenze complessive.

Particolarmente significativo è il dato relativo al settore extralberghiero, che comprende anche gli alloggi in case e appartamenti concessi in locazione breve, gestiti sia in forma imprenditoriale sia non imprenditoriale.

Nel secondo trimestre questo comparto ha registrato circa 70,3 milioni di presenze, con un incremento del 5,6% rispetto all’anno precedente.

Si tratta di numeri che dimostrano il contributo dell’ospitalità extralberghiera alla crescita turistica nazionale e l’importanza di preservare condizioni favorevoli alla mobilità dei visitatori.

Campania e Napoli: i collegamenti aerei sono decisivi per il turismo

Una particolare attenzione deve essere rivolta alle destinazioni del Mezzogiorno e alla Campania, dove l’accessibilità aerea ha assunto un ruolo sempre più importante per i flussi turistici nazionali e internazionali.

Secondo i dati Assaeroporti, lo scalo di Napoli Capodichino ha registrato nei primi otto mesi del 2026 oltre 9,65 milioni di passeggeri, con una crescita del 7,9% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Nel solo mese di agosto i passeggeri sono stati circa 1,63 milioni, in aumento del 7,3%.

Questi numeri confermano la rilevanza dello scalo napoletano per l’economia turistica regionale.

Il rafforzamento dei collegamenti ha contribuito negli anni ad ampliare le opportunità di accesso non soltanto alla città di Napoli, ma anche alla Costiera Amalfitana, alla Penisola Sorrentina, alle isole del Golfo, ai siti archeologici e alle destinazioni dell’entroterra.

Un eventuale aumento dei prezzi dei biglietti o una riduzione selettiva delle rotte potrebbe incidere sulla competitività di questi territori, soprattutto in relazione ai soggiorni brevi e ai viaggi organizzati con budget contenuti.

La questione interessa anche lo sviluppo dell’aeroporto di Salerno-Costa d’Amalfi e il suo ruolo nell’offerta complessiva di collegamenti regionali.

Non esistono, al momento, elementi sufficienti per attribuire ai rincari del carburante una contrazione generalizzata dei flussi turistici campani. Il rischio riguarda soprattutto l’evoluzione futura dei costi e della capacità aerea.

Ingenito (ABBAC): «Il costo del viaggio incide sulle scelte dei turisti»

Il presidente nazionale ABBAC, Agostino Ingenito, richiama l’attenzione sul rapporto tra costi del trasporto e competitività delle destinazioni turistiche.

«Il turismo non può essere considerato separatamente dal sistema dei trasporti. La scelta di una destinazione dipende sempre più dal costo complessivo del viaggio, dalla facilità dei collegamenti e dalla disponibilità di servizi accessibili. Un aumento delle tariffe aeree rischia di incidere soprattutto sulle famiglie, sui giovani e sui viaggiatori che programmano soggiorni brevi».

«Una città può disporre di un patrimonio culturale straordinario e di un’offerta ricettiva competitiva, ma se raggiungerla diventa troppo costoso rischia di perdere attrattività rispetto ad altre destinazioni. È un problema che riguarda direttamente anche le piccole strutture extralberghiere, spesso più esposte alle oscillazioni della domanda».

Per Ingenito, le eventuali conseguenze dei rincari dovrebbero essere valutate non soltanto in relazione ai bilanci delle compagnie, ma anche all’indotto economico generato dai viaggiatori.

«Ogni turista che rinuncia a un viaggio o riduce la durata del soggiorno rappresenta una possibile perdita per l’intera economia della destinazione: strutture ricettive, ristorazione, commercio, trasporti locali, guide turistiche, musei e servizi culturali».

«Il nostro settore è composto da migliaia di piccole attività, spesso familiari, che non dispongono degli stessi strumenti finanziari delle grandi imprese. Per questo è necessario evitare che l’aumento dei costi della mobilità finisca per penalizzare soprattutto le realtà economiche più piccole».

ABBAC: attenzione alla permanenza media e alla spesa dei viaggiatori

Uno dei possibili effetti dell’aumento delle tariffe aeree riguarda la composizione della spesa turistica.

Quando cresce il costo del trasporto, il viaggiatore può decidere di ridurre il numero di pernottamenti, rinunciare ad alcuni servizi oppure scegliere un’altra destinazione.

Non si tratta di conseguenze automatiche, ma di comportamenti possibili che meritano attenzione.

Per le attività extralberghiere il fenomeno assume particolare rilevanza, poiché una parte significativa dell’offerta è collegata ai soggiorni brevi, ai fine settimana e ai viaggi individuali.

«La competitività turistica non si misura soltanto attraverso il numero degli arrivi, ma anche considerando quanto tempo i visitatori restano sul territorio e quale ricchezza generano», osserva Ingenito.

«Se il costo per raggiungere una destinazione aumenta, non possiamo escludere che una parte dei turisti scelga soggiorni più brevi o riduca le spese accessorie. Questo aspetto deve entrare nelle valutazioni sulle politiche di sviluppo turistico».

Secondo ABBAC diventa quindi importante monitorare, accanto ai dati aeroportuali, anche la permanenza media, la distribuzione territoriale dei flussi, l’andamento delle prenotazioni e la spesa dei visitatori.

Le richieste ABBAC: preservare collegamenti e accessibilità

L’associazione ritiene necessario rafforzare il confronto tra istituzioni, gestori aeroportuali, compagnie aeree e rappresentanze degli operatori turistici.

L’obiettivo dovrebbe essere quello di prevenire eventuali effetti negativi sulla connettività, soprattutto nei territori che dipendono maggiormente dai collegamenti aerei per alimentare i flussi turistici.

In particolare, ABBAC richiama l’esigenza di monitorare l’evoluzione delle tariffe, verificare eventuali riduzioni delle frequenze, sostenere il miglioramento dei collegamenti tra aeroporti e destinazioni turistiche e incentivare una maggiore diversificazione dei mercati di provenienza.

Un’attenzione specifica dovrebbe essere riservata alle aree interne e ai territori meno serviti dai trasporti ferroviari, per i quali l’accessibilità aerea può rappresentare uno strumento essenziale di collegamento con i mercati internazionali.

«È necessario intervenire con una visione complessiva», conclude Ingenito.

«Non basta promuovere le destinazioni all’estero se poi raggiungerle diventa sempre più oneroso. Occorre costruire politiche integrate che mettano insieme mobilità, accoglienza e promozione territoriale, salvaguardando le piccole imprese e la diffusione dei benefici economici del turismo».

«ABBAC continuerà a seguire l’evoluzione del trasporto aereo, con particolare attenzione alla Campania e al Mezzogiorno, affinché l’accessibilità delle destinazioni rimanga una priorità delle politiche turistiche nazionali e regionali».

Indicazioni per gli operatori ricettivi

In attesa di comprendere l’evoluzione del mercato, ABBAC invita i gestori a osservare con attenzione i cambiamenti nelle modalità di prenotazione e nella provenienza degli ospiti.

È opportuno monitorare eventuali variazioni dei tempi di prenotazione, le richieste di cancellazione legate alle difficoltà di viaggio e l’andamento dei soggiorni nei periodi di minore domanda.

Una maggiore diversificazione dei mercati, la valorizzazione dei collegamenti ferroviari e terrestri e una comunicazione chiara sulle modalità di accesso alle strutture possono contribuire a rendere l’offerta ricettiva più competitiva.

Il quadro resta in evoluzione. I dati disponibili non indicano una crisi generalizzata del turismo italiano, ma confermano la necessità di seguire attentamente gli effetti dei costi energetici sul sistema dei trasporti e sull’economia delle destinazioni.

ABBAC – Rete Nazionale Extralberghiera

Presidente nazionale: Agostino Ingenito

Tel. e WhatsApp: 375 5034102

Email: info@abbac.it

www.abbac.it

Fonti: Il Sole 24 Ore, 9 ottobre 2026, pagina 6; Reuters, 8 ottobre 2026; IATA, Global Outlook for Air Transport, giugno 2026; IATA, Air Passenger Demand, 30 settembre 2026; EUROCONTROL, European Aviation Overview, 2 ottobre 2026; Assaeroporti, dati di traffico agosto 2026; ISTAT, Flussi turistici, secondo trimestre 2026, pubblicati il 14 settembre.