In arrivo la banca dati degli affitti brevi. Le locazioni brevi e le strutture recettive saranno identificate con un codice alfanumerico, denominato codice identificativo. Il codice dovrà essere utilizzato in ogni comunicazione che riguarda l’offerta e la promozione dei servizi all’utenza. Lo annuncia oggi il quotidiano economico ItaliaOggi – Sono queste alcune novità contenute in un pacchetto di emendamenti dei relatori Giulio Centemero (Lega) e Raphael Raduzzi (Movimento 5 stelle) al decreto crescita (dl 34/19) che saranno depositati in commissione finanze della camera lunedì e che ItaliaOggi è stato in grado di anticipare. “Si tratta di un provvedimento che attendiamo da tempo e che abbiamo più volte sollecitato al Governo e al Parlamento – dichiara il coordinatore nazionale Extralberghiero Agostino
Ingenito – Chi svolge un’attività ricettiva ha delle responsabilità perché si ospita viaggiatori spesso al loro primo arrivo in un territorio e nel nostro Paese- Occorre poi rispettare le normative per la tutela della salute e il rispetto di chi opera in legalità. Sono certo che chi oggi tra i nostri operatori svolge una locazione non avrà problemi ad adeguarsi a quanto previsto dal decreto”.
Ma cosa prevede il decreto
Affitti brevi tracciati. Con le nuove regole, previste nell’emendamento al decreto Crescita, sarà istituita la banca dati dove chi mette in locazione la propria casa dovrà dotarsi di un codice alfanumerico, con cui essere individuato sulle piattaforme di intermediazione. Queste ultime, se straniere e se non hanno un rappresentante fiscale ma sono soggetti residenti, sono per legge «solidalmente responsabili» con il gruppo a cui appartengono per l’effettuazione e il versamento della ritenuta sull’ammontare dei canoni e corrispettivi. Il legislatore prova in questo modo a superare le resistenze delle piattaforme come Airbnb, Booking e Homeway, che in passato non ritenevano dovessero farsi carico dell’adempimento per conto dei clienti/locatori.
Un’altra disposizione prevede che la trasmissione dei dati avvenga in modalità sicura all’Agenzia delle entrate e questi dati saranno utilizzati dal fisco per l’analisi del rischio relativamente ai corretti adempimenti fiscali.
Qualora non si adempia all’obbligo di pubblicazione delle comunicazioni e della promozione del codice identificativo scatteranno delle sanzioni tra i 500 e i 5 mila euro.

