Il boom degli affitti brevi mette in crisi un sistema, soprattutto quello degli affitti a lungo termine, in particolare nei centri storici delle città a destinazione turistica. Un’inchiesta pubblicata oggi su Il Sole 24 ore fotografa una situazione che è ben conosciuta e monitorata da tempo dall’Abbac e l’Otei l’Osservatorio Turistico Extralberghiero Italiano, coordinato dal presidente Agostino Ingenito. “Vi sono pro e contro da tener conto per la questione affitti brevi – dichiara Ingenito – di fianco a presunti maggiori rendimenti, gli affitti brevi presentano anche dei rischi: costi gestionali (check-in, pulizie, e così via), maggiori oneri rispetto alla locazione lunga (il proprietario deve farsi carico di tutte le spese condominiali e della Tari) e l’incertezza normativa- Dalle osservazioni emerse anche nell’inchiesta pubblicata oggi, si fa riferimento anche alla tassazione che al momento non limita gli affitti brevi, anzi la cedolare secca al 21% è un’opzione anche per i proprietari che fanno locazioni inferiori ai 30 giorni. Ma per rilanciare la “convenienza” degli affitti a lungo termine potrebbe essere proposta una leva fiscale per i contratti 4+4 e l’istituzione di un
Fondo nazionale contro la morosità. Il mercato degli affitti brevi deve essere ancora regolamentato. In attesa della banca dati prevista dal Dl crescita, si guarda al “modello Barcellona”: la città ha posto limiti urbanistici alla locazione breve, cioè un’autorizzazione preventiva e una limitazione temporale (ad es.90 giorni l’anno). Il nuovo Governo deve riprendere una questione attesa da tempo è che riguarda il codice identificativo, l’Agenzia delle Entrate era stata incaricata a dettarne le regole, come pure vanno chiarite competenze tra Stato e Regioni – conferma il presidente Ingenito. In allegato la pagina de Il Sole24ore per l’inchiesta pubblicata oggi

