LEGITTIMA LA RIDUZIONE DEL PERSONALE PER AUMENTARE LA PRODUTTIVITÀ ANCHE SE L’AZIENDA NON È IN CRISI
L’impresa può licenziare un lavoratore al fine di aumentare l’utile, qualora tale soppressione sia effettivamente dovuta ad un reale riassetto aziendale.
È quanto ha statuito la Corte di Cassazione nell’Ordinanza n. 19302 secondo la quale non è necessario che la società sia in crisi per integrare il giustificato motivo oggettivo e non ha alcun rilievo che ad altri colleghi sia stato convertito il lavoro full time in part time. I giudici hanno precisato che è inammissibile il sindacato del giudice sulle scelte di gestione dell’impresa, le quali sono esclusivamente riservate all’imprenditore.
NULLITÀ CESSIONE D’AZIENDA: IL LAVORATORE HA DIRITTO ALLA RETRIBUZIONE DOVUTA DAL CEDENTE MOROSO
La Corte di Cassazione, con l’Ordinanza n. 39148, ha stabilito che in caso di nullità della cessione di un ramo d’azienda e di messa in mora del cedente, il lavoratore passato alle dipendenze del cessionario ha diritto a percepire dall’alienante la normale retribuzione dovuta, anche qualora sia avvenuta transazione a concludere il rapporto proseguito presso il cessionario.
Per la Suprema Corte è da escludersi la presenza di un rapporto plurisoggettivo tra cedente, cessionario e lavoratore, pertanto anche l’eventuale risoluzione del rapporto di lavoro tra lavoratore e cessionario, non fa venir meno l’obbligazione retributiva derivante dal precedente rapporto con il cedente.

