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Conflitto in Israele, flessione delle prenotazioni di voli a livello globale

La domanda di voli internazionali subisce, inevitabilmente, il contraccolpo dovuto al conflitto in Medio Oriente, area dove gioco forza si concentra il calo più significativo.

Le prenotazioni di voli globali effettuate nelle tre settimane successive all’attacco di Hamas del 7 ottobre contro Israele sono state del 20% inferiori ai livelli del 2019: i dati sono quelli elaborati da ForwardKeys e ripresi dal Financial Times, che sottolineano come il trend negativo rappresenti un’inversione di tendenza rispetto al boom della domanda di viaggio che ha caratterizzato tutto il 2023.

Prima dell’attacco, le prenotazioni erano inferiori del 15% ai livelli del 2019, anno di riferimento pre-Covid. E se negli ultimi sei mesi le compagnie aeree hanno registrato profitti da capogiro proprio grazie al rimbalzo della domanda di viaggio e a tariffe più elevate, per l’inverno si attende un andamento più debole delle prenotazioni, specie nell’emisfero settentrionale.

In realtà poche compagnie aeree hanno segnalato un rallentamento della domanda, anche se molte, tra cui Ryanair, hanno avvertito che nel breve termine l’andamento è legato agli eventi geopolitici.

La guerra “ha messo a repentaglio la forte tendenza alla ripresa della domanda – ha dichiarato Olivier Ponti, senior executive di ForwardKeys -. Questa guerra è destinata a scoraggiare i viaggi nella regione, ma ha anche intaccato la fiducia dei consumatori nei confronti dei viaggi in altre parti del mondo”.

Intanto, numerose compagnie aeree hanno tagliato i voli verso Israele in seguito agli attentati e ai crescenti timori di un allargamento del conflitto nella regione. Ma i dati sui voli offrono una delle prime indicazioni su come l’incertezza geopolitica sembra aver influenzato i viaggi aerei in generale. I dati provengono dal database di biglietteria della Iata e comprendono i grandi vettori legacy in Europa, negli Stati Uniti e nel Golfo. Ma non i low-cost.

Nel dettaglio, la diminuzione delle prenotazioni in Medio Oriente riporta un negativo di 26 punti percentuali, dal +13% in più rispetto ai livelli del 2019 nelle settimane precedenti gli attacchi, al -13%; calo anche per i biglietti verso Arabia Saudita, Giordania, Libano ed Egitto. Anche le prenotazioni per i voli in partenza dagli Stati Uniti sono state colpite, con una flessione di 10 punti percentuali che le ha portate dal +6% rispetto ai livelli del 2019 al -4% attuale.

Resta ottimista József Váradi, ceo di Wizz Air, che ha dichiarato ieri che le prenotazioni per l’inverno sono più che incoraggianti. “Ovviamente ci sono problemi nelle aree colpite, come Israele e i Paesi limitrofi. Ma a parte questo, vediamo che la domanda rimane molto robusta”.