La stretta della manovra sugli affitti brevi rischia di lasciare fuori i dipendenti pubblici e molti professionisti per l’incompatibilità con lo svolgimento di attività imprenditoriali e commerciali e quindi con la locazione breve con partita Iva (dai tre immobili in su). E mentre Venezia stima l’impatto del Cin (59 le violazioni accertate) e del ticket d’ingresso il Mit è al lavoro sul piano casa. Dipendenti pubblici assunti a tempo pieno. E molti professionisti: avvocati, commercialisti e notai. Tutti incompatibili con lo svolgimento di attività imprenditoriali e commerciali. E, di conseguenza, incompatibili con l’esercizio di un’attività di locazione breve esercitata con partita Iva, dai tre immobili in su. A incappare in questa tagliola sono oltre tre milioni di persone. La legge di Bilancio 2026, ritoccando le regole sulla tassazione degli affitti brevi, ha allargato di parecchio il perimetro dell’attività imprenditoriale: la presunzione che obbliga ad aprire una partita Iva non scatta più a partire da cinque immobili ma da tre immobili dati in locazione nel corso dell’anno. Questo comporta una netta differenza nella tassazione dei redditi e nella contabilità che va tenuta. Ma non solo: molte categorie non possono esercitare un’attività imprenditoriale. Per loro, insomma, non c’è la possibilità di integrare lo stipendio con questo secondo lavoro. In cima alla lista ci sono i dipendenti pubblici assunti a tempo pieno. Per loro la regola è che solo i dipendenti a tempo parziale (fino al 50%) possono svolgere attività con partita Iva oltre l’orario d’ufficio, purché non contrasti con l’impiego presso la Pa. Chi lavora a tempo pieno, invece, non può svolgere attività di tipo commerciale, a meno che non abbiano natura occasionale e siano esplicitamente autorizzate. Aprendo una partita Iva e avendo entrate sopra la soglia di 5mila euro, si ricade certamente in un’attività commerciale. Quindi, il dipendente pubblico che affitta almeno tre immobili, da gennaio scorso è suscettibile di sanzioni disciplinari. Inoltre, chi viene assunto dalla Pa ed esercita l’attività di locazione breve per più di tre immobili deve dichiararlo e chiudere la partita Iva. A incappare in questa tagliola sono milioni di italiani: i dipendenti a tempo pieno sono poco più di 3,1 milioni, tra università, settore sanitario, enti locali e Regioni, amministrazioni centrali e molto altro. Ma non sono i soli. Perché il problema riguarda anche alcune categorie di professionisti. E questo rende molto critica l’applicazione delle regole della manovra. Ne parla così Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia: «Noi consideriamo sbagliata in via di principio la norma che impone la forma imprenditoriale in caso di locazione breve di più di due appartamenti perché confligge con i fondamentali del diritto civile e del diritto tributario. Ma la disposizione è anche gravemente lesiva, probabilmente in modo incostituzionale, dei diritti di tutti quei soggetti, come i dipendenti pubblici, gli avvocati e i commercialisti, che per legge non possono svolgere attività imprenditoriali». Per gli avvocati c’è l’articolo 18 della legge n. 247 del 2012: qui si stabilisce che la professione di avvocato è incompatibile «con l’esercizio di qualsiasi attività di impresa commerciale svolta in nome proprio o in nome o per conto altrui». Discorso simile per i commercialisti, che sul punto hanno pubblicato un pronto ordini il 15 aprile 2024 (relativo al vecchio limite di immobili affittati). Qui si spiega che «l’articolo 4, comma 1, lettera c), del Dlgs n. 139/2005 dispone l’incompatibilità tra l’esercizio della professione e l’esercizio, anche non prevalente, né abituale dell’attività di impresa». Di conseguenza, l’attività di locazione breve di appartamenti «può assumere rilievo ai fini dell’incompatibilità esclusivamente nel caso in cui la stessa configuri attività di impresa». Quando si ricade nella presunzione di attività imprenditoriale, allora, c’è incompatibilità. E una situazione simile riguarda i notai. L’articolo 2 della legge notarile (n. 89/1913) dice: l’ufficio di notaio è incompatibile con l’impiego «di commerciante».

