Si pubblica l’articolo de Il Mattino edizione di Napoli e Campania a cura del giornalista Gennaro Di Biase, che riporta le dichiarazioni Abbac.   Sono passati circa 8 mesi da quando, il primo gennaio 2025, le strutture ricettive extralberghiere hanno ricevuto l’obbligo di esporre il Codice Identificativo Nazionale (Cin): una contromisura messa in campo dal governo per combattere l’abusivismo dei fitti brevi, la mancanza di requisiti di sicurezza e l’evasione fiscale nel settore turistico. Multe a parte, le strutture sprovviste di Cin sono state cancellate dai grandi portali dello sharing, come Airbnb e Booking. La premessa serve a spiegare il vero e proprio «mercato parallelo» di b&b e case vacanza abusivi che si pubblicizzano in privato, via social, direttamente al turista. Secondo la denuncia di Abbac (associazione di categoria dell’extralberghiero), l’escalation di posti letto commercializzati «a tu per tu»
per un posto letto all’ombra del Vesuvio, in queste stagioni da record dei flussi, raggiunge i «5mila annunci», contro i 17mila annunci di strutture ricettive extralberghiere riscontrati al momento tra Napoli e provincia. Un numero considerevole, anche se lo si valuta in percentuale.
LA DENUNCIA
Le irregolarità cacciate dalla porta (o meglio, dai portali dello sharing) si stanno insomma ripresentando dalla finestra dei social. Non esporre il Cin né il Cusr (il codice regionale rilasciato dai Comuni), infatti, equivale nella stragrande maggioranza dei casi anche a evadere la tassa di soggiorno, e dunque a sottrarre risorse e servizi al turismo, settore traino dell’economia partenopea. «Si tratta di un mercato parallelo – spiega Agostino Ingenito, presidente Abbac – che mediante i social, propone l’affitto di stanze ed appartamenti, nella maggior parte dei casi, senza autorizzazioni. L’host propone il suo alloggio che viene notato da un cliente, spesso a caccia di un prezzo basso, che lo prenota, rispondendo ad un messaggio e poi avviene lo
scambio economico, con il versamento dell’intero importo o di un anticipo su una carta ricaricabile». Per trattare, basta un giro nella selva del web: «Abbiamo riscontrato anche truffatori che mettono online foto e de scrizioni di case diverse dagli annunci o che addirittura non esistono, con vacanze rovinate senza alcuna possibilità di ritornare in possesso delle cifre versate e senza alloggio – prosegue Ingenito – Nessuna tutela, né possibilità di ottenere una ricollocazione o risarcimento. Ecco perché chiediamo al governo di far applicare la direttiva europea Dsa Digital Services Act che obbliga i marketplace ad attrezzarsi a svolgere un ruolo attivo di garanti come già avviene per le piattaforme online di prenotazione, obbligate a riportare il co-dice Cin e identificare il gestore dell’annuncio, facendo inoltre da sostituto di imposta, con il prelievo della ritenuta fiscale per ogni prenotazione confermata. Nelle scorse settimane a Ischia abbiamo scovato pseudo agenti di viaggio, spesso giovanissimi, che in accordo con alcuni operatori, vendono online su social e siti, anche pacchetti turistici senza autorizzazione».
I DATI
Gli effetti collaterali del commercio “parallelo” di posti letto si riverbera su diversi piani. Con i pagamenti online tra “privati”, stanno aumentano anche le truffe informatiche, il pishing
(furto di dati bancari e relativo prelievo dal conto) impazza. «Pochi giorni fa – conclude Ingenito – abbiamo inviato una denuncia all’Agcom per truffe con il pishing effettuate su prenotazioni reali, utilizzando account di piattaforme come Booking. Inoltre, non tutte le strutture dotate di Cin sono in regola. Le istituzioni intensifichino i controlli anche utilizzando le migliori tecnologie oltre ai sopralluoghi e controlli fisici, spesso difficili da fare per carenza di personale. Per orientare i consumatori abbiamo messo online una guida sul nostro sito abbac.it, ed è stato realizzato il portale turismosicuro.it che consente di trovare annunci di strutture ricettive certificate». L’amministrazione si sta impegnando nell’implementare le verifiche, ma la polizia turistica conta ap-
pena una quindicina di unità. I numeri denotano un quadro complesso anche se si allarga il focus tra Napoli e provincia: secondo le stime di Abbac, «5000 annunci su 17mila non sono do-
tati di Cusr o Cin». Un fenomeno che sta penalizzando non solo i turisti, ma anche gli host regolari che rispettano le regole e pagano le tasse: sono 29milioni gli incassi dell’imposta di soggior-
no previsti a Napoli per il 2025. Di certo, potrebbero essere di più, considerando che le stime degli arrivi totali per fine anno si aggirano intorno ai 20 milioni di turisti, circa 7 milioni in più
negli ultimi 24 mesi.

A.B.B.A.C. | Associazione Bed & Breakfast Affittacamere Case Vacanze | Rete nazionale extralberghiera
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