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Controlli sui conti corrente, entra in funzione l’anonimometro

L’Agenzia dell’Entrate ha introdotto l’anonimometro allo scopo di combattere  l’evasione fiscale. Si tratta di uno nuovo  strumento che effettua controlli incrociati sui conti correnti dei contribuenti e  dei dati in possesso dell’amministrazione tributaria, con l’obiettivo di assicura re la privacy dei contribuenti.
In un documento pubblicato, l’Agenzia  dell’Entrate spiega le regole di funziona mento dell’anonimometro, i modelli di rischio e gli algoritmi su cui si basa. Andiamo alla scoperta dei metodi e dei modelli che saranno adottati per i controlli da  parte dell’Agenzia dell’Entrate.

📌ANONIMOMETRO DELL’AGENZIA DELL’ENTRATE, COME FUNZIONA

L’anonimometro è il nuovo strumento introdotto dell’Agenzia delle Entrate per  controllare i conti correnti dei contribuenti, al fine di limitare il fenomeno  dell’evasione fiscale, piaga da sempre  del sistema italiano. In prima battuta, si occupa di analizzare il rischio di evasione  fiscale mediante una serie di algoritmi  che incrociano i dati dell’anagrafe tributaria con gli archivi dei rapporti finanziari dei contribuenti, in cui confluiscono i dati di ogni singolo conto corrente, dagli estratti conto alla gestione dei titoli. L’Agenzia dell’Entrate ha la possibilità di  utilizzare le informazioni presenti nell’archivio dei rapporti finanziari per le analisi del rischio di evasione, come previsto dal comma 4 dell’art. 11 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201. Gli output saranno analizzati periodicamente allo scopo di identificare i soggetti più  ad alto rischio di evasione fiscale. L’anonimometro era già stato inserito  nella Legge di Bilancio 2020 ma era rima sto in stand by per questioni legate alla  privacy. L’Agenzia dell’Entrate è finalmente intervenuta, su esplicita richiesta del  Garante della Privacy, e ha specificato le  modalità con cui saranno effettuati gli  eventuali controlli sui conti correnti dei contribuenti grazie al documento pubblicato il 19 maggio 2023, relativo alla “in formativa sulla logica sottostante i modelli di analisi del rischio basati sui dati  dell’archivio dei rapporti finanziari“.

Tuttavia, i controlli e gli algoritmi dell’anonimometro saranno accompagnati di pari  passo dall’intervento umano, al fine di  evitare automatismi che potrebbero colpire contribuenti innocenti.

Tale documento riporta gli “elementi in formativi concernenti le metodologie utilizzate nell’ambito delle attività di analisi  del rischio basate sull’utilizzo dei dati  dell’Archivio dei rapporti finanziari. In particolare, in conformità alle citate linee  guida, viene descritta la logica utilizzata  dagli algoritmi, nonché le banche dati  usate nelle attività di analisi del rischio “.

📌 I DATI DELL’ARCHIVIO DEI RAPPORTI FINANZIARI E LA SICUREZZA DELLA PRIVACY

Come indicato nella premessa del documento del 19 maggio dell’Agenzia  dell’Entrate, l’archivio dei rapporti finanziari è un date base che si compone di  due parti, all’interno di un’apposita sezione dell’Anagrafe tributaria:
sezione anagrafica contiene informazioni relative “ai conti correnti e agli altri  rapporti finanziari di cui un contribuente  è titolare o può disporre sulla base di de leghe o procure ad operare “;
sezione contabile si riferisce alle “movimentazioni contabili in forma aggregata,  al saldo iniziale, a quello finale e, per  alcune tipologie di conto, al valore medio  di giacenza, che interessano in un anno  solare ciascun rapporto continuativo,  nonché alle operazioni c.d. extra-conto, vale a dire effettuate al di fuori di un rapporto continuativo con l’intermediario finanziario “.
L’anonimometro, come suggerisce il  nome stesso, analizza i dati dei conti  corrente in modo anonimo. La sicurezza  della protezione dei dai personali è garantita: a ciascun contribuente sarà assegnato un codice fittizio senza nessun  collegamento con il nome del titolare. Solo al termine del processo di verifica, coloro che non saranno sottoposti a controlli fiscali potranno contare, appunto, sull’anonimato.

📌ANONIMOMETRO, ANALISI DEL RISCHIO  DI EVASIONE FISCALE 

L’anonimometro si basa sull’analisi del rischio di evasione fiscale, che rientra in  un processo organizzativo che si occupa  di: studiare le informazioni presenti nelle  banche dati mediante modelli e algoritmi; analizzare la probabilità che si verifichi  un certo rischio fiscale; presentare, dove possibile, una previsione delle conseguenze che possono attivarsi.
Come precisato al punto 2 della dichiarazione del 19 maggio, l’analisi del rischio si  compone di tecniche, procedure e strumenti informatici utilizzati per individuare i contribuenti che presentano un elevato rischio fiscale “come il rischio di  operare, o aver operato, in violazione di  norme di natura tributaria ovvero in con trasto con i principi o con le finalità  dell’ordinamento tributario “.
In caso di individuazione di posizione fiscalmente rischiose, si procederà con la trasmissione dei dati “alle articolazioni  organizzative che si occupano dei controlli, che effettuano ulteriori approfondi menti e valutazioni al fine di individuare i  soggetti nei cui confronti avviare un’attività istruttoria”.

📌 LE 10 FASI DI ANALISI DEL RISCHIO

L’analisi del rischio di evasione fiscale si  svilupperà in 10 fasi, come di seguito indicate: individuazione della platea di riferimento  per identificare le attività più a rischio ed  evitare l’attivazione di controlli nei confronti di soggetti che hanno adottato comportamenti conformi alle norme tributarie; scelta delle basi dati al fine di limitare l’utilizzo delle informazioni a quelle maggiormente rilevanti ai fini del fenomeno tributario oggetto di analisi; messa a disposizione delle basi dati: le informazioni che sono integrate con l’Archivio possono riguardare, a titolo  esemplificativo, i dati dichiarativi, gli atti  del Registro, i dati della fatturazione elettronica e dell’invio telematico dei corrispettivi.

È necessario analizzare i dati in funzione dello specifico contesto d’analisi; analisi della qualità dei dati anonimizzati per individuare potenziali anomalie o  comportamenti sospetti e prendere in  esame diverse variabili, come le transazioni finanziarie, gli aumenti patrimoniali  e le discrepanze tra le informazioni dichiarate e i movimenti effettivi; definizione del criterio di rischio utile a far affiorare le posizioni da tenere sotto  controllo, come la presenza di un pro cesso verbale di constatazione, commissione di infedeltà dichiarative, coinvolgimento in schemi fraudolenti e così via; scelta del modello di analisi in base al fenomeno fiscale che si intende indagare,  al patrimonio informativo disponibile  nelle banche dati e al livello di qualità dei  dati, preventivamente valutato; verifica della corretta applicazione del  modello e del criterio di rischio in base all’applicazione di due diversi approcci  metodologici: l’analisi deterministica si  basa sul confronto e sull’elaborazione di dati, riferiti ad uno o più contribuenti  ovvero ad uno o più periodi di imposta  “prima dell’avvio dell’analisi” e l’analisi probabilistica sfrutta, invece, le soluzioni  di intelligenza artificiale ovvero di statistica inferenziale, al fine di “isolare rischi  fiscali, anche non noti a priori“; estrazione e identificazione dei soggetti: il criterio deterministico seleziona “quei  contribuenti che presentano incongruenze numeriche sintomatiche di un  non corretto assolvimento degli obblighi fiscali” mediante una migliore valutazione della situazione reddituale e patrimoniale del contribuente: test su un campione della sotto-platea di  riferimento in modo a ottimizzare i risultati e la calendarizzazione delle attività; predisposizione delle liste selettive a seguito dell’applicazione di due modelli differenti: il primo indica la probabilità che l’istruttoria dia esito negativo, mentre il  secondo modello stima le probabilità di  riscuotere gli importi accertati, in seguito all’esito positivo della fase istruttoria. In conclusione, le situazioni di potenziale rischio di evasione fiscale vengono così  fatte emergere. Solamente a fronte di situazione anomale, l’Agenzia delle Entra te potrà procedere con l’associazione dei dati anonimizzati alle persone a cui si  riferiscono, per le quali è stata riscontrata un’anomalia. In questo modo, sarà  possibile procedere con ulteriori analisi e  valutare se ci si trova di fronte a reali casi  di evasione fiscale.