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Dal 2030 saranno le piattaforme online di prenotazione a versare direttamente iva. L’Abbac: Una semplificazione necessaria per i nostri operatori Iva, costretti a fatturazioni intra Ue

Con l’introduzione del pacchetto Vida (Vat in the digital age) – entrato in vigore il 14 aprile scorso – composto di una direttiva e due regolamenti si punta a rendere completamente digitali, dal 1° luglio 2030, gli obblighi Iva per le aziende che vendono beni e servizi a imprese in un altro Stato membro Ue, con l’obbligo di fattura elettronica per le transazioni intra-Ue e una reportistica puntuale, per singola operazione di cessione e di acquisto (Digital reporting requirement, Drr). Secondo la direttiva, le piattaforme online che favoriscono l’incontro di domanda
e offerta per affitti brevi, o servizi di trasporto passeggeri su strada assumeranno la qualifica di “fornitori presunti” e dovranno versare l’Iva al posto dei singoli fornitori di servizi. Il gestore del marketplace, insomma, diventerà
responsabile della riscossione e del versamento dell’imposta. Si tratta di una semplificazione che avevamo chiesto in sede della riunione plenaria della filiera turistica europea a cui come Abbac avevamo partecipato due anni fa a Bruxelles in accorco con la nostra rete interassociativa Aeo Associazione Europea Ospitalità di cui sono stato coordinatore fino allo scorso giugno – dichiara il presidente Abbac Agostino Ingenito.  Dal 1° luglio 2028, l’applicazione del nuovo regime sarà facoltativa per gli Stati membri, che possono decidere per la non operatività del nuovo quadro normativo informando il comitato Iva. La regola del “fornitore presunto” diventerà comunque obbligatoria dal 1° luglio 2030. Tuttavia esprimiamo il timore dei gestori è che il nuovo tributo si rifletta sui prezzi o renda meno redditizio il mercato, ecco perchè chiediamo garanzie e tutele da inserire nel pacchetto europeo- conclude il presidente Ingenito.