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Toscana, anche la Regione prova a limitare gli affitti brevi. Ingenito (Abbac) Si travalicano competenze

Una stretta, più politica che reale, sugli affitti brevi. È uno dei punti chiave della nuova legge quadro sul turismo, varata dalla giunta regionale della Toscana che arriverà tra qualche mese al voto in aula.  Una proposta di legge che piace a Comuni, Firenze in particolare, che per prima aveva introdotto una delibera per limitare le locazioni brevi sul territorio comunale,  e per la quale L’Abbac con Codacons si è opposta con il ricorso al Tar, in attesa di essere discusso nel merito, nelle prossime settimane. Stando a quanto letto nella proposta di legge della Toscana si prevede appunto «la possibilità per i Comuni a più alta densità turistica di individuare, di concerto con la Regione, zone o aree in cui definire criteri e limiti per lo svolgimento delle attività di locazione breve di immobili per finalità turistiche, nel rispetto dei principi di stretta necessità, proporzionalità e non discriminazione».  Tra le cose previste c’è quella di associare nella gestione civili abitazioni che sono nella disponibilità della struttura stessa (purché collocate nelle vicinanze di questa e nei limiti del 40% della propria capacità ricettiva a patto che sia garantito all’ospite non solo l’utilizzo dei servizi, ma anche lo standard qualitativo corrispondente al livello di classificazione dell’albergo) La norma non introduce però nuovi strumenti, neppure urbanistici, per governare il problema e rimanda ai Comuni le azioni, dando loro così solo una «copertura» politica, anche per non rischiare l’incostituzionalità. L’articolo sugli affitti brevi fa parte della proposta di legge di modifica al Testo unico del sistema turistico toscano (testo che risale al 2016) e accoglie le uniche due novità della legge statale sul tema: il codice identificativo unico nazionale per chi fa affitti brevi attraverso piattaforme e il fatto che oltre i quattro appartamenti l’attività diventa di impresa. La nuova proposta di legge prevede anche che gli stabilimenti balneari possano prolungare l’apertura oltre la stagione estiva e che negli hotel ci siano anche spazi di co-working. ” Riteniamo – dichiara il presidente nazionale Abbac Agostino Ingenito – che la proposta di legge della Toscana travalichi le competenze dell’ente – Serve una legge dello Stato che chiarisca limiti ed opportunità dei comuni di introdorre eventuali strette se accertate mediante analisi complessive e non per mera esigenza politica – continua Ingenito – Siamo i primi a chiedere agli enti locali di effettuare concrete analisi dei fabbisogni abitativi, censimento dei vani sfitti e chiare scelte urbanistiche che i Comuni spesso ingessati non prendono da anni”.  Ecco perchè ci opporemo a questa legge come a tutti i tentativi di chi vuole solo soffiare su un caso, ma non da risposte adeguate ad un fenomeno che certo trasforma le città e le adegue a nuove esigenze ed opportunità . Mi domando – continua Ingenito – Chi si occupi veramente di politiche abitative in Italia, oltre a meri strali e comunicati stampa alla bisogna, ed in che modo queste amministrazioni locali hanno valutato incentivi, sostegni, detassazioni e quanto altro ultile, oltre che piene responsabilità in caso di morosità che lasciano nell’oblio tanti piccoli proprietari costretti loro malgrado a far fronte a spese e costi per sfratti, e che spesso utilizzano la rendita dell’affitto del priprio immobile magari per pagarsi un mutuo salato della loro prima abitazione. Occorre una chiara azione del Governo che realizzi un piano abitativo, e trovi soluzioni condivise con noi operatori – conclude Ingenito