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Truffe con il phishing da prenotazioni reali, l’Abbac invia nota all’Agcom, Consob e alla piattaforma

Truffe via Booking.com: il phishing che parte da una prenotazione legittima. Sta circolando un attacco sofisticato ai danni degli utenti di Booking.com, che unisce ingegneria sociale, phishing e compromissione di sistemi a monte. A seguito di verifiche con tecnici esperti e che hanno segnalato la vicenda, come nel caso dei riferimenti della Polizia Postale, l’Abbac, la rete nazionale extralberghiera italiana, ha inviato una nota a firma del presidente Agostino Ingenito all’AgCom, e alla piattaforma online di prenotazione Booking.com e alla Consob.  Stando alla ricostruzione eseguita, vi sarebbero delle vulnerabilità del sistema di prenotazione della piattaforma anche perchè tutto inizierebbe da una prenotazione reale – commenta-  L’utente riceve conferma, tutto sembra regolare. Ma pochi giorni dopo riceve un messaggio (via email o WhatsApp) che appare inviato dalla struttura o da Booking stessa. Il testo segnala “un errore nel pagamento” e invita a cliccare su un link per “verificare” la transazione. Il link punta a un sito clone, spesso registrato da poche ore. Layout simile, logo ufficiale. Ma è un falso. Chi inserisce i dati della carta viene derubato: la transazione va ai truffatori, non alla struttura. Il punto critico non è solo nella comunicazione fraudolenta, ma nel fatto che gli attaccanti hanno accesso a dati reali della prenotazione: – nome e cognome – date del soggiorno – struttura prenotata – telefono, email, indirizzo Come ci riescono? Due ipotesi tecniche (non esclusive): 1. Compromissione dei backoffice degli host Se un gestore clicca su un link malevolo, perde l’accesso al proprio pannello. I criminali entrano, consultano le prenotazioni e avviano campagne di spear-phishing credibili e mirate. 2. Attacchi alle API dei PMS (Property Management System) Nel settore hospitality, molti gestionali espongono API per integrare prenotazioni e dati. Alcune di queste API, se mal configurate o insufficientemente protette, possono essere attaccate. Sul dark web circolano strumenti per sfruttare token compromessi o endpoint non autenticati, consentendo l’accesso ai dati degli ospiti e alle prenotazioni per lanciare truffe automatizzate. Un campanello d’allarme concreto è che questi siti-truffa spesso rifiutano metodi di pagamento come PayPal, accettando solo carte di credito o debito. Un dettaglio che dovrebbe insospettire. Ma non si tratta di un semplice errore tra utente e host. È una vulnerabilità sistemica nella filiera digitale dell’ospitalità, dove ogni nodo (host, email, API, DNS) può diventare vettore di compromissione.