Pur apprezzando lo sforzo dell’amministrazione comunale di individuare un modello innovativo urbanistico, al momento non esistente in Italia, che possa garantire un equilibrio tra attività ricettive e abitazioni, l’Abbac esprime perplessità sulla scelta della Giunta di non ascoltarci, tenuto conto che aldilà di iniziative locali,il settore è già fortemente monitorato da normative e leggi adeguate, oltre capillari controlli del Suap e della Polizia Locale, Asl e il prelievo fiscale della ritenuta del 21% dai portali online di prenotazione. Emergono alcune criticità in relazione alla delibera di indirizzo approvata recentemente in vista di una variante urbanistica proposta dal vicesindaco Laura Lieto.
La delibera sovverte una normativa regionale che definisce chiaramente l’inter amministrativo per una locazione breve in Campania. In effetti richiedere comunque una scia non è previsto per le locazioni brevi non imprenditoriali in quanto al momento è necessario solo una comunicazione e un’autodichiarazione di un tecnico abilitato. Introdurre inoltre una £”destinazione turistica” nell’ambito della categoria abitativa, determina il rischio di contenziosi con il Catasto che potrebbe d’ufficio cambiare la destinazione da abitativo a D2 albergo senza ristorazione. In un mercato fortemente in evoluzione, il rischio è zavorrare l’unità immobiliare e paradossalmente rendere più complicato il ritorno all’abitativo tradizionale. L’Abbac, come sempre espresso,si auspica maggiori controlli della Polizia Locale, utilizzando tutte le tecnologie previste compreso l’accesso al cruscotto della Banca Dati Cin che consente di accedere anche ad una geolocalizzazione degli annunci per stanare abusivi e irregolari. Lo squilibrio espresso per i centri storici non più essere generalizzato in quanto ogni città italiana ha una sua peculiarità. Siamo d’accordo per garantire una più diffusa di strutture ricettive nei quartieri periferici ma è necessario che l’ente attui azioni concrete per garantire servizi, sicurezza, infrastrutture e mobilità e presenti un concreto piano di realizzazione di immobili per fasce sociali deboli. Non sono i privati a doversi accollare responsabilità in capo alle mancate scelte degli enti locali negli ultimi per fabbisogni sbitativi ed esigenze sociali

