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Napoli, delibera comunale, ecco le dichiarazioni Abbac

Nell’intervista pubblicata da Il Mattino ,  il presidente Agostino Ingenito ribadisce la posizione di Abbac Associazione B&B, Affittacamere, Case Vacanze, Locazioni – Rete Nazionale Extralberghiera sulla delibera del Comune di Napoli.

Non esistono dati sufficienti per dimostrare un fenomeno generalizzato di overtourism nel Centro storico Unesco, né una correlazione automatica tra attività extralberghiere ed emergenza abitativa.

Servivano analisi territoriali aggiornate, una valutazione reale del fabbisogno abitativo e misure concrete per recuperare gli immobili vuoti e sostenere le locazioni a lungo termine.

Imporre indistintamente un tetto del 30% significa penalizzare piccole imprese e investimenti regolari senza creare neppure una nuova casa.

Se il provvedimento sarà approvato in questa forma, ABBAC ricorrerà al Tar chiedendone la sospensione.

Si ringrazia Il Mattino e il giornalista Mattia Bufi per lo spazio e l’attenzione dedicati a un tema decisivo per il futuro turistico, economico e abitativo di Napoli.

Intervista ad Agostino Ingenito, presidente ABBAC

1.Questa delibera le piacerà poco, vero?

«Non mi piace affatto. Non so come sia stata elaborata nella stesura definitiva, ma lo dico da quando è stata presentata in Consiglio dalla vicesindaca Lieto. La ritengo ideologica e priva di un’adeguata istruttoria. Inoltre, non credo sia supportata da un’analisi puntuale su quello che il Comune ritiene di definire “overtourism”. Anzi, voglio sottolineare che non risultano dimostrati fenomeni del genere nell’intero Centro storico Unesco».

2.Quindi crede che non ci sia un problema B&B a Napoli?

«Parliamo dati alla mano. L’ultima ricognizione del Suap indica complessivamente 11.253 attività e strutture registrate in tutta la città. Ma questo dato non dimostra né il sovraffollamento turistico nel perimetro Unesco né una correlazione diretta con l’emergenza abitativa. Le eventuali criticità riguardano soltanto alcuni quartieri, strade o fabbricati».

3.Insomma, ritiene che dietro la delibera non ci sia un’adeguata valutazione del fenomeno?

«Mancano analisi territoriali aggiornate, dati sulle richieste effettive di alloggio e una valutazione reale del fabbisogno delle famiglie, degli studenti e dei lavoratori. La delibera, inoltre, non prevede interventi per recuperare gli immobili pubblici e privati vuoti, aumentare l’offerta abitativa o sostenere le locazioni a lungo termine. Non tiene neanche conto del fatto che il Centro storico di Napoli era già pieno di alloggi disabitati e privi di manutenzione».

4.Secondo lei, attualmente, non c’è il rischio che il Centro storico finisca per essere occupato quasi totalmente da strutture ricettive?

«No, non vedo questa eventualità. La delibera è stata impostata prendendo a modello realtà come Firenze e Venezia, che non corrispondono alla situazione napoletana, e parte quindi da una lettura errata del territorio. Sarebbe stato necessario individuare esattamente i contesti, ma purtroppo non è stato fatto».

5.Voi state seguendo questa vicenda da tempo e ne avete parlato anche con la vicesindaca.

«Sì, l’abbiamo incontrata nella sede del Consiglio comunale ed esprimemmo chiaramente il nostro pensiero. Tuttavia, mi sembra evidente la volontà di procedere comunque e posso dire già da ora che chiederemo conto a ciascun consigliere della scelta compiuta».

6.Anche la Commissione europea è intervenuta per limitare l’incidenza degli affitti brevi sul caro-casa.

«La proposta sull’Affordable Housing Act richiede misure fondate sui dati, proporzionate e limitate alle aree realmente sotto pressione. Imporre indistintamente il tetto del 30 per cento significa penalizzare piccole imprese e investimenti regolari, senza creare una sola nuova casa. Il provvedimento, infatti, non introduce tutele per i proprietari che scelgono la locazione a lungo termine contro morosità e occupazioni senza titolo. Non sono previsti neppure impegni economici per istituire fondi di garanzia e incentivi».

7. A suo parere, quindi, è da bocciare totalmente?

«Ritengo che rischi di rendere evanescenti gli stessi obiettivi per i quali è stata proposta. Abbiamo già deciso che, se il provvedimento sarà approvato, ABBAC ricorrerà al Tar chiedendone la sospensione».