“Turismo urbano e gentrification: il genius loci elemento chiave dello sviluppo”. Così titola uno specifico capitolo del XXII Rapporto del Turismo Italiano, effettuato dal CNR Irss – e presentato alla Bit Borsa Italiana del Turismo. Anche l’Abbac ha contribuito con dati ed informazioni per la stesura dell’importante ricerca. Ma cosa dice su questo particolare capitolo che tanta riguarda il nostro settore dell’ospitalità extralberghiera tra i più dinamici dell’economia turistica degli ultimi due anni? Si riporta un ampio stralcio delle conclusioni a cura dei relatori. Di recente, l’attenzione delle organizzazioni mondiali del turismo si è focalizzata sulla crescita espo- nenziale dei flussi turistici che non tende ad arrestarsi. Secondo le stime dell’UNWTO, dal 2050 al 2017 i turisti internazionali sono passati da 25 milioni ad oltre 1,3 miliardi e si stima una crescita entro il 2030 ad un tasso medio annuo del 3,3%. Durante l’ultimo vertice mondiale dell’UNWTO sul turismo urbano tenutosi a Seul lo scorso settembre, uno dei principali temi di discussione è stato l’overtourism, un fenomeno considerato antitetico rispetto al turismo responsabile; un turismo mal gestito i cui effetti negativi investono le risorse naturali e le infra- strutture, ma anche l’equilibrio socioculturale delle destinazioni. Questo fenomeno si è concentrato principalmente nei grandi centri urbani, grazie ai processi di riqua- lificazione e rivitalizzazione dei centri storici delle città, all’ampia offerta di attività artistico-culturali, al mag- giore interesse dei turisti verso il patrimonio culturale e il paesaggio urbano, all’aumento generale della mobilità e al miglioramento dell’accessibilità. Altri fattori che hanno determinato un rinnovato interesse verso il fenomeno del turismo urbano sono costituiti dalla ricerca di coniugare l’arricchimento personale con altre attività di intrattenimento o commerciali come, ad esempio, lo shopping. Sempre secondo l’UNWTO, nel 2017, le top cities del turismo mondiale hanno accolto circa il 17% degli arrivi internazionali, raggiungendo la soglia di 220milioni di turisti; nascono così le c.d. “World Tourism Ci- ties”, che si configurano come grandi attrattori turistici indipendentemente dal paese in cui si trovano. Questa forma di turismo è caratterizzata da una domanda molto selettiva rispetto ai luoghi da visitare, che richiede poco tempo e presenta un basso grado di ripetitività della visita; inoltre, essa è rivolta a coloro che mostrano estremo interesse verso gli attrattori unici e rari, nel desiderio di vivere indimenticabili espe- rienze plurime. D’altra parte, l’offerta del turismo urbano è stata anche innescata dalla moltiplicazione delle tratte aeree verso le grandi città da parte delle compagnie low cost ma, principalmente, dalla diffu-sione della ricettività che utilizza la formula dei cosiddetti “affitti brevi”, che affonda le sue radici nel “platform capitalism” (Srnicek, 2017). Per comprendere la portata di quest’ultimo fenomeno si segnala che negli anni compresi tra il 2008 e il 2017, Airbnb da solo, ha beneficiato di circa 260 milioni di prenotazioni, tra appartamenti e stanze singole, facendo registrare, nel 2017, utili per 93 milioni di dollari e un fatturato globale pari a circa 2,6 miliardi di dollari.Tra gli effetti di questo fenomeno si registra la cosiddetta gentrification (Sassen, 1995), intesa come processo di espulsione dei residenti dalle aree urbane centrali a seguito di interventi spontanei o pianificati che determinano incrementi del valore immobiliare e variazioni di destinazioni d’uso degli immobili. Le alterazioni delle dinamiche insediative che tendono a trasformare interi centri storici in grandi alberghi diffusi e parchi a tema, associati alla crescente pressione del turismo di massa sulle aree urbane, rischiano di intaccare irreversibilmente il tessuto sociale e culturale, con una conseguente perdita di identità delle grandi città.In Italia, un dato indicativo relativo a questo fenomeno, è rappresentato dal peso di arrivi e presenze nelle Top Ten delle città d’arte (Roma, Venezia, Milano, Firenze, Torino, Napoli, Bologna, Verona, Genova e Padova) pari rispettivamente a circa il 25% ed il 20% di quelli complessivi rilevati a livello nazionale nel 2017. Il principale punto di forza di queste città è rappresentato dalla domanda proveniente dagli stranieri, per i quali gli arrivi sono cresciuti a ritmi elevatissimi tra il 2016-2017; in particolare, Venezia (86,5%), Fi- renze (73,9%), Roma (70,1%), Milano (64,9%) e Verona (57,5%) sono le cinque città d’arte con la per- centuale più elevata di turisti stranieri. Tuttavia, in quest’ambito, gli indicatori che fanno maggiormente riflettere sono rappresentati dall’indice di turisticità territoriale, che si esprime come rapporto tra presenze turistiche e popolazione residente e dalla densità turistica, che fornisce il numero di presenze per kmq. Città come Venezia e Firenze, ad esempio, presentano un indice di turisticità territoriale pari rispettiva- mente a 45 e 26, il che significa che a Venezia per ogni abitante vi sono 45 turisti, mentre a Firenze ve ne sono 26. Rispetto alla densità turistica, ad esclusione di Genova, le restanti 9 città presentano un rapporto tra presenze e kmq maggiore di 10.000. Da sottolineare il valore assunto da questo indicatore per Firenze (quasi 100.000), Milano (oltre 65.000), Torino (28.560) e Venezia (28.327). In base ad una recente ricerca del Laboratorio Dati Economici Storici Territoriali del Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Siena, tesa ad approfondire le alterazioni del mercato immobiliare in alcuni centri storici italiani, a Firenze uno su cinque appartamenti del centro storico della città si trova su Airbnb. I B&B a Napoli nel 2017 hanno registrato un incremento del 335% rispetto all’anno precedente. A Ve- nezia, invece, nello stesso periodo, gli alloggi in affitto gestiti in forma imprenditoriale sono cresciuti del 57,2%. Analoga situazione si è verificata anche a Verona, Padova e Bologna; in quest’ultimo caso, a fronte di una riduzione dei B&B (-13%), si è assistito ad un aumento di alloggi in affitto pari a circa il 143%. Questo fenomeno ha causato numerose difficoltà e, in taluni casi, ha provocato un atteggiamento ne- gativo verso i visitatori da parte delle popolazioni residenti (turismofobia). Quanto brevemente sintetizzato, sottolinea l’urgenza di avviare un processo di rigenerazione urbana basata su una strategia place-based che parta dall’insieme delle relazioni e interazioni tra città, paesaggio e persone, che concorrono a generare la cultura ed i valori delle comunità locali (genius loci).Fin dai primi anni del 2000, allorquando la Commissione europea nel documento “Per un turismo urbano di qualità – Gestione integrata della qualità (GIQ) delle destinazioni turistiche urbane”, poneva l’attenzione sulle potenzialità dei centri urbani per lo sviluppo del turismo, sottolineava la necessità di identificare me- todologie e strumenti per monitorarne gli impatti. Successivamente, con riferimento ai processi di sviluppo urbano, l’Historic Urban Landscape (HUL) dell’Unesco ha richiamato la necessità di realizzare politiche finalizzate alla valorizzazione del genius loci e allo sviluppo di nuove forme di sostenibilità; in tal senso, su fa spazio un nuovo modo di interpretare il turismo, che risulta sempre più legato al concetto di slow. Lo slow tourism è inteso come il desiderio di venire a contatto con persone e culture locali, ricercando nel- l’esperienza di visita l’autenticità dei luoghi.Dal “Rapporto” emergono le potenzialità di questa modalità di concepire il viaggio, in termini di sviluppo eco- nomico, e di valorizzazione ma, soprattutto, come opportunità di riappropriazione dell’identità culturale locale. Va per inciso notato che un processo di rigenerazione urbana che affondi le proprie radici nel genius loci e nella proposta di un turismo “lento”, è fortemente legato al concetto di turismo responsabile, in quanto attento agli impatti ambientali, sociali e culturali; l’intento è quello di massimizzare il benessere della comunità locale e fornire ai turisti esperienze uniche, favorendo il rispetto reciproco e le sinergie tra tutti gli attori del territorio. Secondo tale impostazione, un progetto di sviluppo turistico di una destinazione urbana dovrà essere governato come processo dinamico in cui convivono conservazione ed innovazione al fine di tutelare da un lato l’atmosfera e la qualità del suo ambiente e, dall’altro, garantirne l’autenticità del cambiamento.Questo stesso approccio trova riscontro report “Overtourism? Understanding and Managing Urban Tou- rism Growth beyond Perceptions”, in cui sono descritte ben 11 strategie e 68 misure in grado di rispondere alle sfide della gestione dei flussi turistici nelle città, alla cui presentazione il Segretario generale dell’UN- WTO, Zurab Pololikashvil, ha sottolineato come il turismo possa costituire una importante opportunità di sviluppo per le comunità, ma affinché si avvii un percorso di crescita turistica sostenibile è indispensabile definire una governance che coinvolga le comunità nel ridurre la congestione turistica, destagionalizzare i flussi, pianificare e rispettare i limiti di capacità delle destinazioni.
Per approfondire anche gli altri argomenti cliccare qui https://www.iriss.cnr.it/wp-content/uploads/2019/02/Estratto-XXII-Rapporto-sul-Turismo-Italiano-edizione-17-18.pdf

