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E’ tempo di dichiarazioni dei redditi. Attenzione ai redditi diversi per chi esercita in forma non imprenditoriale

di Agostino Ingenito*. E’ tempo di dichiarazioni dei redditi e non mancano perplessità ed incertezze per chi svolge un’attività ricettiva nella forma non imprenditoriale di bed and breakfast, case ed appartamento vacanze o locazione. Per evitare di incorrere in sanzioni e problematiche fiscali e di accertamento, l’Abbac ha attivato uno sportello Caf e di assistenza fiscale. E’ possibile chiamare in segreteria 0813440891   whatsapp 3755034102  info@abbac.it per fissare un appuntamento, solitamente il venerdì, con prenotazione telefonica o email, per verificare la situazione contabile e comprendere come e se è possibile scaricare dei costi e quando invece, come per le locazioni brevi, versare la cedolare secca del 21% all’Agenzia delle Entrate o utilizzare l’altra formula di reddito di fabbricato. Ma andiamo con ordine. Va chiarito che chi svolge un’attività non continuativa, attenendosi alle normative regionali e fiscali nazionali, ha un limite massimo di aperture nell’anno. Ciò vuol dire che deve poter documentare, e non basta l’annuncio online sulle piattaforme, che per almeno 90 giorni l’anno o fino a 120 giorni come nel caso di Napoli e di altre città, non ha effettivamente svolto alcuna attività di ricezione turistica. Per certificare questi giorni di chiusura, è prevista una precisa modalità. Per conoscerla, è possibile contattare la segreteria Abbac.  Dunque chi esercita l’attività saltuaria di bed and breakfast e o casa vacanza non professionale deve attenersi alla modalità dei redditi diversi nella propria dichiarazione dei redditi. Ai sensi dell’art. 85 DPR 91 7/86 i redditi diversi “sono determinati come differenza tra l’ammontare percepito nel periodo d’imposta e le spese specificatamente inerenti alla loro produzione”. La tassazione avviene in base al principio di cassa; devono essere dichiarati i soli proventi effettivamente percepiti. In pratica sarà opportuno che il gestore del B&B custodisca accuratamente e per ogni esercizio d’imposta tutte le ricevute emesse (che costituiranno i ricavi) e tutti i documenti di costo (spese specificatamente inerenti opportunamente documentate). La differenza tra queste due voci costituirà il reddito imponibile da tassare nel Quadro RL14 dell’unico o nel mod 730. La nostra associazione, mediante il Centro di Assistenza fiscale può garantire di conservare la documentazione da utilizzare al momento della dichiarazione dei redditi.  Ma come si fa ad essere certi che le spese possono ritenersi inerenti e ben documentate? Se effettuiamo ad esempio un acquisto al supermercato comprendente saponi, carta igienica, marmellate, latte e cornetti da usare per il cliente del B&B, il fisco presumerà che tale acquisto sia effettuato sia per uso personale (la nostra colazione) sia per i clienti del B&B (la colazione del cliente) e pertanto siamo ovviamente in presenza di un costo che andrà a diminuire il reddito conseguito del B&B. E’ sicuramente un costo inerente ma se conserviamo lo scontrino fiscale per dedurlo non è sufficiente. “L’inerenza del costo va provata, se è inerente in parte va dedotto in parte”.Al fisco infatti occorrono elementi certi e univoci per determinare che quel costo è effettivamente stato sostenuto per il vostro B&B o casa vacanza gestita in forma non imprenditoriale. Quindi è opportuno che il costo sostenuto sia anche documentato e per farlo dovrete farvi emettere una fattura/ o ricevuta fiscale che riporti i vostri dati. Non è necessario disporre di una partita iva per avere una fattura/ ricevuta fiscale, è infatti possibile registrarsi presso il supermercato (o in qualsiasi altra azienda come ad esempio lkea, Leroy Marin etc) con i propri dati e il codice fiscale. La fattura emessa a vostro nome e integrata dal codice fiscale è elemento sufficiente a garantire al fisco il costo sostenuto nell’ambito dell’attività di B&B purché sia anche inerente. Appare evidente infatti che, se ci si fa emettere fattura ad esempio per una messa in piega o per l’acquisto di carne e pasta, seppur in presenza di fattura il costo non sarà detraibile perché non inerente alla specifica attività

Questi sono a titolo esemplificativo alcuni costi da considerarsi inerenti:

  • Spese sostenute per acquisto cibi e bevande preconfezionate; (per la sola colazione)
  • Acquisto di prodotti per la pulizia e la manutenzione delle camere e dei bagni;
  • Servizio di lavanderia, acquisti di biancheria;
  • mobili e oggetti di arredamento o per abbellimento;
  • Consumi energetici (telefono, riscaldamento, acqua, luce) con calcolo pro-quota su base millesimale e proporzione sul tempo di occupazione degli ospiti. (Esempio: costi energetici annui € 2.000, superficie destinata all’ospitalità 50%, camere n 3, occupate mediamente 80 g/anno: 2000 x 50%= 1000 €; 1000€/365*80=219,17 costo deducibile)

E’ buona norma dotarsi di un registro sul quale indicare periodicamente gli incassi e i costi, sebbene non obbligatorio da nessuna norma aiuterà voi e anche gli eventuali accertatori ad avere una panoramica chiara e  trasparente di quanto avete incassato e pagato ed eviterà spiacevoli malintesi con il fisco. Per questo motivo presso la nostra associazione è possibile attivare il servizio Caf che consente di tenere la documentazione che consentirà poi di fare il dovuto calcolo. Va chiarito che vi sono dei limiti ritenuti invalicabili dal fisco che superati, rischiano di determinare la cosidetta continuità e quindi l’obbligo, spesso accertato d’ufficio dagli agenti contabili, dell’apertura di una partita iva.  Se la vostra attività dovesse perdere la caratteristica di occasionalità sarà opportuno procedere all’apertura di una partita iva dunque per gestire il tutto in maniera imprenditoriale anche se questo poi dovrà presuporre di avere i requisiti previsti dalle leggi regionali. In Campania come in molte regioni italiane, il b&b non può mai essere gestito da una ditta individuale e pertanto si dovrà diventare affittacamere, in base alle leggi regionali, con il rischio di non avere requisiti strutturali e urbanistici previsti. Per maggiori informazioni su questo punto, è utile contattare la nostra segreteria 0813440891 whatsapp 3755034102  info@abbac.it L’attività quindi sarà inquadrata ai fini fiscali come una vera e propria impresa e il relativo reddito sarà gestito con le norme civili e fiscali del reddito d’impresa. Ma come si fa a rendersi conto se l’attività non è più da considerarsi occasionale. Non esiste una regola specifica ed uguale per tutti, questo elemento varia per tipologia di attività e gestione effettuata. L’incasso annuale sarà comunque un valido indicatore perché se è vero che un incasso di 5.000,00€ annui ad esempio configura di sicuro un’attività occasionale con un incasso di 40.000,00€ annui siamo di sicuro in presenza di un’attività continua che deve essere regolarizzata ai fini Iva. Oltre all’incasso però esistono degli indicatori ben precisi che per il fisco costituiscono probabili indizi dell’esercizio dell’attività di impresa. Questi elementi sono inseriti in una risoluzione ministeriale, la n. 155/E-158584 che recita espressamente “… nell’eventualità in cui l’attività venisse svolta in modo sistematico e con carattere di stabilità, evidenziando una certa organizzazione di mezzi, la medesima si qualificherebbe in termini abituali e quindi professionali…”. Al verificarsi di questi elementi sarà obbligatorio aprire la partita Iva, il che comporterà anche aprire una PEC (posta elettronica certificata) per i rapporti con le istituzioni, iscriversi al Registro Imprese tenuto dalla Camera di Commercio e all’INPS per il pagamento dei contributi obbligatori dei commercianti ai fondi pensionistici oltre che avere i requisiti urbanistici dell'immobile per poter svolgere l'attività non prima di aver presentato una scia amministrativa ed avere le carte in regola. Il fisco da alcuni tempi ha aumentato la sua giusta verifica e spesso giungano presso i domicili di soggetti e persone fisiche direttamente accertamenti fiscali e verbali. Quindi non pensate di farla franca, solo perchè usate il cosidetto modello Airbnb, che in Italia non esiste, nel senso che le piattaforme non sono agenti contabili o sostituti di imposta, non hanno alcuna sede fiscale in Italia e non svolgono un'attività di intermediazione. Ultima cosa, non vi dimenticate che se non denunciate le persone alloggiate, ai sensi del Testo unico Pubblica Sicurezza e non incassate o ancora peggio non versate l'imposta di soggiorno, ove previsto nei Comuni di appartenenza, rischiate denunce penali . * Presidente regionale Abbac abbac.sitoincostruzionemrk.it/ e coordinatore nazionale extralberghiero