Organizzazioni tradizionali e filtri addio. A quanto pare il sistema online da sharing economy è in grado di fagocitare tutto in pochissimo tempo e senza alternative. Protezionismi? Scelte di Governi e Stati? Mentre gli stanchi e stralunati governanti europei fanno panegirici immensi ed inconcludenti su web tax e non riuscendo a trovare alcuna quadra, affidano”l’incartamento” all’ Ocse..c’è chi si organizza e come. E cosi dopo aver reso normale abitare nell’appartamento di uno sconosciuto,sdoganando qualsiasi filtro compreso le minime prescrizioni igienico- sanitarie ( tanto ci pensa la recensione online) e il trasporto easy.. con Uber ecc, la piattaforma è decisa ad accompagnare il novello viaggiatore internauta in ogni fase dei suoi viaggi, proponendogli cosa fare, come spendere al meglio il suo tempo, aiutandolo a trovare evasioni e svaghi in linea con i suoi gusti e le sue passioni. E cosi sembrano destinati all’oblio anche i tradizionali tour operator, guide turistiche.. Perchè il portale delle camere d’affitto, il progetto ce l’ha già pronto da subito, in dodici città del mondo, Firenze tra le italiane per cominciare. Una cinquantina dall’anno prossimo, Roma inclusa. Più avanti, si propone di vendere anche biglietti aerei, darà modo di noleggiare un’auto, ordinare del cibo e altri comfort e trovarli all’arrivo direttamente nell’abitazione affittata. In poche parole, sarà un tour operator globale. Totale. Completamente virtuale. Come descrive il giornalista Marco Morello, corrispondente di Panorama e presente all’evento di Los Angeles: “Il futuro di Airbnb è dentro un quintetto d’icone, ognuna dal titolo telegrafico di una parola sola: «Case», «Esperienze», «Luoghi», «Voli», «Servizi». Solo la prima è ovvia e consueta, le altre raccontano l’evoluzione a breve e medio termine della più promettente potenza del turismo connesso, di questa perenne start-up (per spirito d’iniziativa, innanzitutto) valutata 30 miliardi di dollari. E’stato il co-fondatore e ceo Brian Chesky ad annunciarlo in occasione dell’ «Airbnb Open», l’annuale convention dell’azienda, che riunisce «host» da tutto il mondo, i padroni dei 3 milioni di case disponibili on line in 191 nazioni. Saranno loro i principali protagonisti e artefici del pacchetto «Trips», questa moderna versione delle gite che promette di far vivere una meta in modo autentico, lontano dai consigli un po’ affettati e logicamente standardizzati delle classiche guide cartacee o delle app che ormai affollano gli smartphone. Un turismo davvero su misura, a ciascuno secondo i suoi sogni. La differenza del paradigma Airbnb avanza la possibilità va oltre e consentirà di partecipare a cene organizzate dalla gente locale nelle loro abitazioni o di andare con loro in club di
nicchia, sconosciuti a Lonely Planet e vari corollari; di imparare a fare surf da un campione scafato, esplorare a piedi i meandri di un quartiere o arricchire le sue pareti di murales. Di imparare a cucire un vestito da una stilista della zona e così via. A prezzi ragionevoli: Chesky promette che il 50 per cento delle proposte per più giorni costerà meno di 200 dollari (grosso modo, l’equivalente in euro). Quanto all’ingombro temporale, ci saranno autentici tour con pernottamento oppure singoli momenti che si concluderanno in poche ore. Come descrive il giornalista nel suo articolo non si tratta certo di una rivoluzione tuttavia l’effetto sembra debba portare a deflagranti risultati. Siti come TripAdvisor (che ha acquisito lo specialista Viator), da anni propongono pacchetti d’esperienze da prenotare on line prima della partenza, con ovvio corollario di recensioni per capire se sono all’altezza o deludenti. Il passo in avanti di Chesky e compagni è «mettere al centro le persone, perché sono loro a fare la differenza». Un mantra ripetuto quasi allo sfinimento durante il keynote di un’ora scarsa, che significa: non è il solito servizio orchestrato da professionisti, non c’è l’algido tocco di una macchina oliata, ma tutto il calore, con le sue piacevoli sbavature, di chi condivide non più solo il suo appartamento ma attimi di vita quotidiana. Che, per i turisti, significa immersione pura e autentica nell’atmosfera della loro meta. La nuova applicazione, che Panorama.it ha potuto testare in anteprima nel corso dell’evento di Los Angeles, è completa e allo stesso tempo immediata, intuitiva, come lo stile di Airbnb impone. Ha una sorta di timeline che raccoglie tutto quello che si è prenotato, dall’alloggio alle esperienze; integra una serie di chicche, come la possibilità di conoscere i migliori ristoranti nei dintorni della propria posizione e prenotarli con pochi tocchi. Dà persino conto degli eventi in corso in quel momento. Ma non i soliti, non il concerto di cartello o lo spettacolo quasi sold-out: semplicemente, può evidenziare che un gruppo di persone ha deciso di riunirsi in un bar per conoscersi e fare quattro chiacchiere. Rudimenti di social e di dating, in un colpo solo. Di nuovo, l’incursione dell’elemento umano nei meccanismi non sempre fluidi e spontanei della tecnologia. Come scrive il giornalista: “Airbnb ha fatto arrabbiare, e abbastanza tremare, organizzazioni di albergatori di tutto il mondo, Italia inclusa. Ha diviso, subito freni e divieti. Ora, più di un mal di pancia si manifesterà tra tour operator tradizionali e on line, con ampi dintorni. Necessarie saranno le partnership, specie per la vendita dei biglietti aerei e dei noleggi auto, della consegna di cibo, cesti di frutta e mazzi di fiori nelle case, per esempio, ma è evidente che la piattaforma cercherà di fagocitare i classici soggetti di riferimento, se non inglobandoli, quantomeno tentando di sostituirsi a loro. Non ne ha fatto mistero lo stesso Chesky, che mostrando quelle cinque icone ha detto che c’è ancora spazio, volontà e margine per ampliarle di numero. Per diventare qualcosa d’altro, di più oltre le case”. La domanda è come ne usciamo? Mantenendo posizioni di difesa ad oltranza mentre il muro è già ben rotto o accompagnando una nuova formula di scelte di mercato? Chi controllerà chi? Serve ancora chiedere autorizzazioni per fare qualsiasi cosa combattendo tra scartoffie, iter burocratici ecc? Basterà una recensione dunque a dire se l’appartamento preso in affitto mediante la piattaforma online, risponde alle esigenze..E la tutela del consumatore? Chi e in che modo viene garantita, sempre che a quanto pare ve ne sia ancora bisogno.. E il tour esperienziale? Che ne sarà delle guide “autorizzate” che fanno lotte continue con abusivi o colleghi concorrenti esteri resi liberi battitori nei territori dalle circolari europee sul libero scambio? E perchè questo sistema di easy lyfe,, riguarda solo il turismo ed i servizi? Conviene non farsi domande a quanto pare tanto ci pensano le piattaforme a darti le risposte mentre i sonnacchiosi Governi e Stati vivono sogni tranquilli.. Ah no è vero in Italia un passo utile è stato fatto.. agguantare si fa per dire in qualche modo il vasto mercato immobiliare ad uso turistico e propinato online, imponendo la cedolare secca agli affitti brevi.La questione al momento giace nelle stanze polverose del Consiglio di Stato, visto che i portali non ci pensano proprio a farsi tassare e definirsi sostituti di imposta… E la web tax all’italiana? Nella finanziaria è stato disposto che si applichi nel 2019…
