Airbnb e Unione Europea, l’intesa intrapresa lo scorso mese pare aver sortito una migliore trasparenza, a tutela dei consumatori,  per la presentazione delle offerte di soggiorno nelle strutture ricettive pubblicizzate sul portale. Per uno dei portali che più di tutti ha aumentato il suo fatturato negli ultimi mesi non mancano tuttavia ancora alcuni punti non chiari come l’adeguamento alle fiscalità territoriali, la tutela di chi gestisce secondo normative regionali e nazionali e tanti altri elementi che Abbac e Guestitaly,  coordinati dal presidente Agostino Ingenito, hanno evidenziato nel corso dell’ultimo anno anche in merito a codice identificativo  nazionale obbligatorio per ogni annuncio, prelievo della cedolare secca e della tassa di soggiorno. Di seguito l’ articolo ripreso dalla redazione Ttg. Airbnb coopera con la Commissione e le autorità Ue per la tutela dei consumatori migliorando la presentazione delle offerte. È il risultato di un accordo raggiunto dalle parti, in base ai quali la piattaforma, si legge su HotelMag, “ha migliorato e chiarito esaurientemente le modalità di presentazione delle offerte di alloggio ai consumatori – precisa una nota della Commissione europea -, che sono ora in linea con le norme stabilite dal diritto dell’Ue in materia di consumatori”.

Secondo la stessa fonte ufficiale, i principali miglioramenti e modifiche sono i seguenti: nelle ricerche di alloggio con date selezionate, gli utenti vedranno nella pagina dei risultati il prezzo totale, comprensivo di tutti gli oneri e supplementi obbligatori applicabili (come i servizi, le spese di pulizia e le tasse locali). Inoltre, non appariranno più supplementi obbligatori a sorpresa nelle pagine successive; Airbnb distingue chiaramente se l’offerta di alloggio è immessa sul mercato da un privato o da un professionista; fornisce anche un link facilmente accessibile alla piattaforma per la risoluzione delle controversie online sul suo sito web e tutte le informazioni necessarie per la risoluzione delle controversie.

Airbnb ha inoltre rivisto le condizioni generali di servizio – prosegue il comunicato Ue -: ha chiarito che l’utente può agire in giudizio contro Airbnb dinanzi al giudice del proprio Paese di residenza; rispetta il diritto fondamentale dell’utente di agire giudizialmente contro la persona che gli fornisce ospitalità in caso di danni personali o di altra natura; si impegna a non modificare unilateralmente le condizioni generali senza informarne chiaramente e previamente l’utente e senza dargli la possibilità di recedere dal contratto”.

“Quest’estate gli europei avranno quello che vedono quando prenotano le vacanze – ha commentato Věra Jourová, commissaria Ue responsabile per la Giustizia, i consumatori e la parità di genere -. D’ora in poi i consumatori possono stare sicuri che il prezzo che vedono nella prima pagina è quello da pagare alla fine. Sono soddisfatta che Airbnb si sia resa disponibile a cooperare con la Commissione europea e le autorità nazionali per la tutela dei consumatori per migliorare il funzionamento della sua piattaforma, e mi aspetto che altre piattaforme seguano il suo esempio”.

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