Imu maggiorata a seguito di un illegittimo cambio della categoria catastale di affittacamere, a rischio aumento centinaia di imprese del settore. Abbac apre uno sportello di assistenza a seguito della vittoria ottenuta per un ricorso di un proprio associato. il caso di un operatore extralberghiero professionale di Capri che si è ritrovato con uno spropositato aumento della tassa sugli immobili e avvenuto anche per altri Comuni della Campania, come per l’ultimo caso di Salerno sono all’attenzione dell’Abbac l’associazione del comparto ricettivo extralberghiero che ha inteso difendere gli operatori ricettivi professionali come affittacamere e case vacanze gestite da imprese. “Non possiamo subire ulteriori aumenti per un settore che è avversato fra l’altro da una concorrenza spesso sleale e che tende al ribasso – dichiara il presidente Abbac Agostino Ingenito – Non è possibile vessare chi opera legalmente e subire pure illegittimi cambi di categoria catastale e imu maggiorate”. Secondo l’Abbac non vi può essere cambio di categoria catastale, disposto dall’Agenzia delle Entrate, se vi è un numero maggiore di vani che non ne variano la capacità produttiva. E di conseguenza sono illegittime anche le pretese dei Comuni di imu maggiorate – lo conferma L’Abbac l’associazione dei b&b ed affittacamere della Campania che ha vinto un procedimento con una sentenza favorevole per un suo assistito, emessa dalla 33ª sezione della commissione tributaria provinciale che ha respinto le pretese dell’Agenzia delle Entrate. “ Si tratta di un giudizio importante che mette in ordine nel caos generato per una diversa interpretazione da parte dell’Agenzia delle Entrate” – dichiara il presidente Abbac Agostino Ingenito – Un nostro associato, gestore di affittacamere, struttura ricettiva imprenditoriale avviata, come previsto dalla normativa regionale 17/2001 in una civile abitazione, aveva inviato il docfa con categoria catastale A/2 (abitazione ) e l’Agenzia delle Entrate ha, invece , attribuito la categoria D/2 (albergo)imponendo di conseguenza una rendita più che raddoppiata, sulla convinzione che un immobile con più di sei camere non fosse più classificabile come affittacamere ( A/2 ). ” La sentenza ci consente di chiarire ulteriormente che la categoria catastale dell’immobile, per chi esercita l’attività di affittacamere che prevede un massimo di sei camere per dodici posti letto, non è ancorata al numero massimo di vani presenti nell’ immobile potendo in esso svolgere anche attività di somministrazione alimenti oltre che prevedere una sala comune – conferma Agostino Ingenito – Il nostro staff tecnico coordinato ha svolto appieno la sua assistenza associativa dimostrando semmai ce ne fosse ancora bisogno di quanto sia necessario affidarsi a soggetti esperti”. L’auspicio è che ora l’Agenzia delle Entrate renda chiaro il modello da far adottare ai suoi referenti che effettuano un sopralluogo, effettuando accertamenti difformi, in modo da evitare la presentazione di superflui ricorsi. La segreteria Abbac è a disposizione degli operatori ricettivi che sono incappati in tale cambio di categoria catastale e successivo aumento del pagamento dell’imposta sugli immobili. Disposti procedimenti in autotutela ed assistenza legale.

