Coronavirus, l’economia turistica e del lusso, quel ricercato Made in Italy dai nuovi spender cinesi , rischia di crollare per l’epidemia in corso
Agostino Ingenito . Gli effetti del coronavirus si abbattono rovinosamente su turismo e lusso, due settori rilevanti dell’economia del nostro Paese e parte integrante con i prodotti agroalimentari di quel “Made in Italy” ricercato ed invidiato nel mondo. Il contagio in atto rischia di mettere in discussione un asset strategico che aveva subìto già importanti contraccolpi negli ultimi anni a seguito della grande crisi finanziaria e che ora va ad affiancarsi ad una strisciante frenata in termini di crescita e sviluppo. Il blocco di voli e crociere da e per la Cina mette in discussione il piano di scambi economici che il nostro Paese aveva intrapreso già da alcuni anni prevedendo un rafforzamento dei rapporti bilaterali anche per commercio, rete 5G e infrastrutture tecnologiche. Il turismo rappresenta il 10% del Pil italiano e la moda e il lusso, da soli valgono il 50% della bilancia commerciale del nostro Paese. Il contagio di Coronavirus tutt’altro che bloccato e dagli effetti si spera contenibili , anche se non vi è alcun vaccino al momento, fa ricordare quanto avvenuto con la Sars, l’epidemia che nel 2003 ebbe riflessi molto pesanti su questi nostri settori economici. La Cina di quegli anni non era quella di oggi. L’apertura verso i mercati esteri con azioni aggressive o come i viaggi dei cinesi nel mondo con il loro potere di acquisto, avevano sinora garantito crescite enormi della bilancia economica del nostro Paese, con imprese e start up impegnate in importanti investimenti verso l’Oriente. Ecco perché il mondo finanziario è preoccupato, le previsioni di un periodo più lungo di emergenza per il Corona virus rispetto al tempo ridotto di sei mesi della Sars, fanno presagire effetti devastanti come dimostrano i forti cali generalizzati delle Borse ieri, da Milano (-2,29%, anche per effetto del calo a sorpresa del Pil nel quarto trimestre 2019), a Francoforte, Londra, Parigi, New York. Nelle aziende, soprattutto le più grandi, che hanno anche produzioni in Cina, si sono create vere e proprie unità di crisi. I grossi brand internazionali hanno al momento sospeso le attività, colossi come Starbuks, McDonalds, la svedese Ikea hanno chiuso i negozi e tengono in quarantena i dipendenti. Le maggiori compagnie commerciali stanno ridimensionando i trasferimenti di merci e servizi. Le compagnie aeree di tutto il mondo hanno sospeso al momento voli da e per la Cina. E pensare che proprio quest’anno l’ ente per i voli italiani Enac aveva sottoscritto accordi per circa nuovi 600 voli turistici dal paese asiatico verso l’Italia, importanti accordi che avrebbero garantito flussi di viaggiatori soprattutto millennials desiderosi di quel “vivere all’italiana” e con soggiorni in alberghi e strutture ricettive di charme, visite nelle maggiori città d’arte e tanto shopping nei negozi e reti commerciali del lusso e benessere del nostro Paese. I nostri settori economici rischiano di annunciare stato di crisi se non riusciranno in breve tempo a spostare interessi alternativi rispetto a piani grandiosi di sviluppo già programmati per la dirompente avanzata del colosso Cina che pure gli USA avevano cercano di ridimensionare con dazi e accordi e che avevano già portato l’Ue, costretta a subire la Brexit, con l’uscita del Regno Unito, a cercare di affrontare una crisi ulteriore. Il 2020 palesa il suo carico enigmatico per la messa in discussione di sistemi economici mondiali contagiati da nuove minacce e sfide, epidemia compresa…

