Come altre città europee, anche Milano si prepara ad affrontare il nodo degli affitti brevi e di Airbnb. Nel capoluogo lombardo l’offerta è arrivata a 15mila appartamenti, “il doppio di quelli pianificati in edilizia convenzionata”, come ha precisato l’assessore alla Casa Piefrancesco Maran.

Nel mirino, come spiega corriere.it, ci sono i proprietari che affittano più case sulle piattaforme turistiche e in particolar modo le aziende. La limitazione potrebbe riguardare il numero di giorni in cui una casa sia affittabile: un tetto che potrebbe essere fissato a 120 o a 180.

L’intenzione non è colpire i piccoli proprietari, ma igrandi player con decine o centinaia di appartamenti. Anche nell’ottica di ridurre i prezzi degli affitti, che negli ultimi tempi a Milano sono arrivati a cifre considerevoli.

Intanto Airbnb  rischia di costare di più .

L’Unione europea sta mettendo mano a una legge per far pagare l’Iva ad Airbnb. La misura sarebbe una vera e propria rivoluzione per la piattaforma americana. Anche perché le sue conseguenze non si limiterebbero alla riscossione dell’imposta sul valore aggiunto.

Il piano, come riporta preferente.com, non riguarderebbe ovviamente solo Airbnb, ma tutti i portali che lavorano come intermediari, si dovrebbero fare carico dell’Iva legata alla transazione. Ma, come sottolineato, non andrà a toccare le agenzie di viaggi e in generale chi adotta un regime speciale dell’Iva (come accade in Italia per il 74-ter).

Secondo le previsioni, la nuova normativa dovrebbe essere pronta per il primo gennaio 2025. E avrà diverse conseguenze, oltre ovviamente a una nuova modalità di riscossione per l’imposta sul valore aggiuunto.

Per comprendere quali è necessario soffermarsi sul meccanismo che l’Europa intende mettere in atto.

Come funzionerà la riscossione
Il sistema dovrebbe infatti imporre al portale di trannere l’importo Iva che dovrebbe andare a chi fornisce il servizio (nel caso di Airbnb, l’host); inoltre, a differenza delle agenzie di viaggi, i portali in questione non potrebbero godere di regimi Iva speciali.

Questo significa innanzitutto che, tramite un semplice calcolo, per i Governi dell’Europa (e dunque per la stessa Ue) sarà semplice risalire al fatturato reale di Airbnb sul loro territorio. Un dato sicuramente non irrilevante.

Ma non solo: il Fisco sarà a conoscenza anche degli esatti importi incassati dagli host sul proprio territorio. E anche questo rappresenta di fatto una novità, dal momento che ad oggi spetta a chi mette in affitto la propria casa comunicare all’Agenzia delle Entrate i profitti relativi alle transazioni effettuate tramite Airbnb.

E ancora: scalare l’Iva direttamente al momento della prenotazione ragionevolmente potrebbe far aumentare i prezzi su Airbnb, dal momento che l’imposta sul valore aggiunto verrà riscossa esattamente al momento della prenotazione. Inoltre il sistema dell’Ue chiuderebbe le porte all’evasione dell’Iva per le transazioni tramite i portali di affitto.

Di fatto, i siti di prenotazione si troverebbero ad agire come sostituti d’imposta: Airbnb aveva già fatto sentire la sua voce in merito nel corso del dibattito sulla riscossione della tassa di soggiorno. E non è da escludere che anche questa volta chieda ulteriori chiarimenti.

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