L’introduzione della cedolare secca per le locazioni al di sotto dei trenta giorni e l’individuazione dei sostituti di imposta con il coinvolgimento diretto dei portali online di prenotazione oltre agli intermediari immobiliari ed alla miriade di siti internet e soggetti diversamente titolati nel servizio di ricettività ha difatti determinato un uragano nel variegato mondo della ricettività turistica alternativa. La “lenzuolata” (detta alla Bersani che da ministro dell’economia con Prodi presidente del consiglio, lanciò le cosiddette liberalizzazioni) lanciata da Francesco Boccia , presidente della commissione bilancio della Camera, sta creando non pochi problemi. L’attuazione dell’articolo 4 della finanziaria infatti e le circolari seguenti dell’Agenzia delle Entrate hanno creato non poche destabilizzazioni nel settore, soprattutto nel sistema ormai consolidato dei portali online di prenotazione che non ci stanno a definirsi al pari di intermediari immobiliari e non intendono svolgere alcun ruolo di sostituto di imposta per il recupero del balzello che consente allo Stato di mettere le mani su un mercato difatti sinora non regolato e spesso occulto. Nulla a che vedere comunque con un’azione completa che tenesse conto anche dell’adeguamento alle normative urbanistiche, il provvedimento si occupa solo di garantire alle casse pubbliche un introito certo dovuto all’incasso della cedolare secca del 21% a cui è tenuto ogni gestore di struttura ricettiva alternativa come appartamenti o porzioni di essi, che intendono metterla sul mercato dell’ospitalità mediante le piattaforme online e i tradizionali sistemi di intermediazione immobiliare. Ma l’ultima circolare 24/e dell’Agenzia delle Entrate dello scorso 12 ottobre ha determinato ulteriori scombussolamenti ad un sistema che pare non abbia alcun interesse ad attenersi a regole o regimi fiscali imposti preferendo da sempre una modalità assai easy tra sedi in paradisi fiscali e gestioni che non contemplano tasse e balzelli. La rivoluzione web ha portato con se la deregulation creando non poca confusione tra gli operatori sopratuttto quelli che in linea con normative e leggi regionali e disposizioni sanitarie hanno dovuto far fronte a costi e oneri per il dovuto adeguamento a normative igienico sanitarie e tutela del consumatore che pare invece del tutto elusa da chi opera senza alcuna forma di verifica di requisiti standard. Il sistema online e l’introduzione della cedolare secca per gli immobili da destinare ad ospitalità ha dunque aperto una discussione ed uno scontro che ha già i suoi riverberi ( non a caso il maggiore colosso Airbnb ha già fatto ricorso al Tar e si accinge ora a quello verso il Consiglio di Stato) . In questo mondo in piena evoluzione web non si hanno confini e sembra sia solo il prezzo e qualche foto corredata da recensioni spesso farlocche a determinare flussi e tendenze di viaggiatori che attratti dalle sirene di una facile scelta online di strutture alternative e destinazioni raggiungibili con voli low coast non tengano conto di necessarie tutele e servizi. Che sembrano per l’utente online medio quasi sottintesi ma che diventano una chimera nel caso di richieste precise all’atto dell’arrivo. Nulla come il turismo è in continua evoluzione, subendo trasformazioni continue dovute a tante varianti ma nell’offerta ricettiva e nella formula di tutela per il consumatore è necessario fare chiarezza. Utile forse valorizzare il patrimonio immobiliare garantendo una variabile ricettiva turistica temporanea ma appare inderogabile capire chi fa cosa e perchè nell’intermediazione o nella semplice proposizione nella rete internet. C’è infatti poco di virtuale quando un ospite che ha prenotato online arriva alla destinazione scelta. E non possono bastare garanzie spesso farlocche che scompaiono al primo problema da parte di operatori online che tendono solo a massimizzare. L’ospitalità è cosa seria come pure la scelta di una destinazione spesso voluta e ricercata in pochissimi minuti ma caricata di tante aspettative. Il nostro Paese ormai in mano a questi soggetti online deve andare oltre la mera imposizione di una tassa che forse serve a colmare in parte l’enorme abusivismo esistente e dilagante. Non si tratta di una posizione protezionistica, chi scrive ha superato non pochi stigmi di categorie consolidate e inamovibili, ma capire quale tipo di offerta ricettiva vuole il mercato e quale quella che desidera invece il consumatore. E non è sempre scontato che ciò che pubblicizza il portale sia la reale aspettativa del viaggiatore moderno. La partita è solo all’inizio, la rivoluzione immobiliare già in atto, un modello di tassazione web ancora in discussione tra gli Stati che detengono imposizioni fiscali diverse ma non si può derogare dalla tutela del consumatore e nel garantire servizi minimi efficenti e certi oltre all’esperienza personale e alle sensazioni che una scelta di destinazione vacanziera o di semplice viaggio può offrire. Pronti a fare la nostra parte come rappresentanti degli operatori ma è necessario che tutti valgono uno e senza posizioni dominanti.

