Qualcosa si muove in Spagna sul rapporto ota-alberghi. E forse era ora di iniziare a vederci chiaro in un rapporto che ha sempre una parte gigantesca e un’altra senza nessun potere contrattuale. Infatti le continue lamentele degli albergatori spagnoli contro le azioni controverse di Booking stanno cominciando a dare i loro frutti. La Commissione nazionale mercati e concorrenza (Cnmc) ha avviato un procedimento disciplinare nei confronti dell’ota per “pratiche restrittive della concorrenza”. In violazione della Legge 15/2007 e dell’articolo 102 del Trattato sul funzionamento dell’Ue.

Nello specifico, l’agenzia governativa sta indagando su azioni che potrebbero portare ad un abuso della posizione dominante di Booking.com. Tra questi ci sono l’imposizione di condizioni inique agli hotel situati in Spagna; e l’attuazione di politiche commerciali con possibili effetti escludenti su altri canali di vendita online.

Dipendenza economica

Un altro dei punti chiave sono le pratiche che sfrutterebbero la situazione di dipendenza economica che avrebbero gli hotel situati in Spagna rispetto a Booking. Per la Cncm, «questo fatto costituirebbe un atto di concorrenza sleale che potrebbe falsare la libera concorrenza ledendo l’interesse pubblico».

Per questo fascicolo, l’organismo ha tenuto conto delle denunce presentate dall’Associazione spagnola dei direttori di hotel e dall’Associazione degli affari alberghieri di Madrid. Ora è aperto un termine massimo di 18 mesi per l’istruttoria del fascicolo e per la sua risoluzione.

 

In Italia intanto la nostra Antitrust sta indagando su Google . Ecco cosa sta succedendo.

L’Autorità Garante della Concorrenza ha avviato un’istruttoria nei confronti di Google, ipotizzando un abuso di posizione dominante «in violazione dell’articolo 102 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea».
«Il gruppo Alphabet/Google – spiega l’Antitrust – detiene una posizione dominante in diversi mercati che consentono di acquisire grandi quantità di dati attraverso i servizi erogati (Gmail, Google Maps, Android) e nel 2021 ha realizzato un fatturato di 257,6 miliardi di dollari. Nello specifico Google avrebbe ostacolato l’interoperabilità nella condivisione dei dati presenti nella propria piattaforma con altre piattaforme, in particolare con l’app Weople, gestita da Hoda, un operatore attivo in Italia che ha sviluppato una banca di investimento dati».

Secondo l’Autorità, «il comportamento di Google è in grado di comprimere il diritto alla portabilità dei dati personali, disciplinato dall’articolo 20 del Gdpr, e di limitare i benefici che i consumatori potrebbero trarre dalla valorizzazione dei loro dati. La condotta contestata determina una restrizione della concorrenza perché limita la capacità degli operatori alternativi a Google di sviluppare forme innovative di utilizzo dei dati personali».

Le replica di Google

«Da quasi dieci anni Google offre alle persone la possibilità di estrarre e trasferire i propri dati. Sono strumenti pensati per aiutare le persone a gestire le proprie informazioni personali, e non per permettere ad altre aziende o intermediari di accedere a più dati da vendere. Questo significherebbe mettere a rischio la privacy delle persone, oltre che a incoraggiare attività fraudolente. Per le aziende esistono già modalità per incrementare la portabilità diretta dei dati nei propri servizi, ad esempio tramite il progetto open source Data Transfer Project, a cui qualsiasi organizzazione è invitata a partecipare».

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