Turisti da spremere come limoni ed operatori ricettivi costretti a fare da esattori degli enti locali. Turismo a rischio in Italia. In altri Paesi l’imposta di soggiorno serve per garantire servizi di accoglienza e non per ordinaria amministrazione. Il Governo garantisca piuttosto fondi dello Stato ai Comuni che, consentire di aumentare imposta di soggiorno, fra l’altro con una modalità tutt’altro che omogenea, che rischia di mettere in discussione destinazioni consolidate e determinando rischi seri di squilibri sociali notevoli compreso turistificazione nelle aree contigue ma non attrezzate per garantire sicurezza e servizi ai viaggiatori. Lo afferma il coordinatore nazionale Otei e presidente Abbac Agostino Ingenito in merito a quanto previsto nel decreto fiscale che consente ai Comuni “campioni” di turismo, che ogni anno registrano presenze oltre 20 volte il numero dei residenti di poter aumentare la tassa di soggiorno fino a 10 euro. La mini-stangata sulle vacanze- un raddoppio rispetto alla tassa attuale che è al massimo di 5 euro – arriva con una modifica appena approvata al decreto fiscale in commissione Finanze della Camera. Come scrive il Sole24ore per le casse comunali potrebbe essere una boccata d’ossigeno: già oggi incassano 600 milioni. Ma per i turisti è una brutta sorpresa: in certe località potrebbero essere costretti a pagare un piccolo salasso.
Da Venezia a Cortina: ecco dove può aumentare
L’emendamento, a prima firma della Dem MartinaNardi, aumenta appunto il tetto massimo della tassa pagata dai turisti, fissato
al momento a massimo 5 euro. Con i Comuni interessati che saranno
individuati da un decreto ministeriale. Ma un primo paletto è gia stabilito, quello delle presenze turistiche che se superano di 20 volte i residenti (nella prima versione era 10) può aprire la strada all’aumento della tassa di soggiorno. Ma quali sono questi Comuni? Se si guarda la classifica delle presenze turistiche sui dati Isat non è troppo difficili individuarli. A sorpresa Roma e Milano sono fuori, avendo molti più abitanti le loro presenze anche se alte – rispettivamente 26 e 11 milioni – non bastano a superare il paletto delle 20 volte. Venezia e Firenze, rispettivamente con 11 e 10 milioni di presenze, rientrano invece in questo parametro . Sicuramente ci entrano piccole località con pochi abitanti e molte presenze: come Jesolo (5,6 milioni di turisti), Sorrento (2,4 milioni), Cortina e Ischia che hanno entrambe oltre un milione di presenze l’anno. Così come tante altre piccole località di mare o montagna con pochi abitanti e molti turisti.
Chi ha introdotto la tassa e quanto vale
Sono 1.020 i Comuni italiani che applicano l’imposta di soggiorno (997) o la tassa di sbarco (23) con un gettito complessivo che nel 2019 si avvia a doppiare la boa dei 600 milioni. Questi Comuni, pur costituendo appena il 13% dei 7.915 totali, ospitano il 75% dei pernottamenti registrati ogni anno in Italia. I 1.020 municipi si distribuiscono per il 26% nel nord ovest, il 41,2% nel nord est, il 15,5% nel centro e il 17,3% nel mezzogiorno. Il 31,6% delle località che applicano l’imposta di soggiorno (315 su 997) sono montane. Seguono quelle marine, con il 19,7% (196), quelle collinari con il 16,1% (161). Le città d’arte sono “solo” 104, ma comprendono le cosiddette capitali del turismo italiano, che muovono grandi numeri. Le destinazioni lacuali sono 96 e quelle termali 40. La città con il maggior gettito da tassa di soggiorno è stata Roma, con un incasso pari a 130 milioni, il 27,7% del totale. L’incasso delle prime quattro (Roma, Milano, Venezia e Firenze) è superiore a 240 milioni, oltre il 58% del totale nazionale. Il peso delle grandi città si fa sentire anche sulla classifica regionale, guidata dal Lazio con quasi 135 milioni di euro. Seguono il Veneto con 63,7, la Lombardia con 59,5 e la Toscana con 57,4. In queste quattro regioni viene raccolto il 67,1% del gettito complessivo.

