Airbnb, Consiglio di Stato rinvia a Ue ricorso su cedolare secca, tassazione agevolata al 21% sui redditi da locazioni brevi–. Agostino Ingenito, coordinatore nazionale Otei/Abbac : “Un rimpallo che nasconde una enorme ipocrisia che deve essere risolta, l’Unione Europea agisca, ci appelliamo al neo commissario Gentiloni perché si risolva la vicenda delle piattaforme online”. Ieri Il Consiglio di Stato ha deciso il rinvio alla Corte di giustizia dell’Unione Europea della vertenza promossa da Airbnb, che “continua a rifiutarsi di applicare la cosiddetta cedolare secca e di comunicare i dati all’Agenzia delle entrate”. La società americana sta portando avanti il ricorso a più di due anni dall’entrata in vigore della norma che ha previsto l’applicazione di una tassazione agevolata al 21% sui redditi da locazioni brevi.Il Consiglio di Stato, “nel rivolgersi alla Corte Ue ha escluso la ricorrenza dei presupposti per procedere alla diretta disapplicazione della normativa contestata e ha affermato che l’interpretazione del Tar, che a febbraio ha respinto il ricorso di Airbnb, non presenta tratti di patente irragionevolezza”. Auspichiamo che ad un rimpallo di competenze giudiziarie vi sia invece un’azione politica, la vera assente sinora in Ue nei rapporti con le piattaforme e i colossi del web – continua Agostino Ingenito – Auspichiamo pertanto che la questione sia portata all’attenzione dell’Ecofin e del consiglio di Europa”. Va promossa autentica trasparenza del mercato, nell’interesse di tutti gli operatori, perchè l’evasione fiscale e la concorrenza sleale danneggiano tanto le imprese turistiche tradizionali quanto coloro che gestiscono in modo corretto le nuove forme di accoglienza”. Soddisfazione invece da parte di Airbnb, “lieta” che il Consiglio di Stato abbia deciso di portare all’attenzione della Corte Ue le questioni sollevate nel ricorso, “riconoscendone nella propria ordinanza la complessità e la fondatezza. Abbiamo da subito inteso offrire ampia collaborazione al legislatore, manifestando i nostri dubbi sia sulla fattibilità tecnica sia sulla discriminatorietà e l’incompatibilità con il diritto europeo della ‘legge Airbnb’. È evidente che l’attuale impianto non è per nulla adatto allo scopo, largamente condiviso nella società e nella politica, di ravvivare l’economia italiana sviluppando quei pagamenti digitali e tracciati che solo una piattaforma come la nostra garantisce”.“Anzichè attendere passivamente l’esito del giudizio per anni – aggiunge Airbnb – confidiamo che il rinvio possa riaccendere il dibattito e il confronto con gli operatori per una soluzione legislativa più moderna, equa e applicabile a tutti, inclusi quelli che consentono anche pagamenti in contante, al tema dell’ospitalità legale. Siamo al fianco dello Stato nel contrasto ai fenomeni di abusivismo ed evasione fiscale, sulla base di una regolamentazione di settore proporzionata e capace di recepire le specificità del digitale, con le sue opportunità e complessità”. Ci auguriamo che davvero Airbnb voglia ciò che dichiara – conclude Ingenito – Al momento continuano ad ospitare migliaia di annunci per l’affitto di immobili che spesso non hanno alcun requisito sinanche di abitabilità, e con politiche commerciali discutibili”

